cibo contaminato selfie smartphone

Batteri pericolosi nel cibo. A volte si scoprono quando è troppo tardi, perché gli alimenti contaminati sono già stati consumati. Ma grazie a una nuova tecnica sarà possibile individuarli con la stessa facilità con cui si scatta un selfie.

Si deve al MIT un test che si basa su un nuovo tipo di goccioline liquide in grado di legarsi alle proteine batteriche. Sono le cosiddette microsfere “Janus droplets”. Questa interazione, che può essere rilevata sia a occhio nudo che da uno smartphone, potrebbe offrire un'alternativa molto più veloce e più conveniente rispetto ai test di sicurezza alimentare esistenti.

“Quello che abbiamo qui è qualcosa che può essere decisamente più conveniente, con bassi costi” spiega John D. MacArthur, professore di Chimica dl MIT e autore senior dello studio.

La tecnica si basa sull'idea di uno studente del MIT, Qifan Zhang, che due anni fa sviluppò una tecnica per rendere visibili queste minuscole goccioline costituite da due emisferi delle stesse dimensioni ma di densità diversa.

I ricercatori hanno poi deciso di utilizzarle come se fossero sensori viste le loro proprietà ottiche uniche. Allo stato naturale, infatti, le “Janus droplets”sono trasparenti se osservate dall'alto, ma appaiono opache se viste di fianco per via del modo in cui luce si piega mentre le attraversa.

In che modo però possono rilevare la presenza di batteri pericolosi?

Gli scienziati hanno messo sulla parte alta delle particelle delle molecole in grado di legarsi ad alcune proteine (come la lectina) presenti sulla membrana esterna dei batteri Escherichia Coli.

Quando l'E. coli è presente, le goccioline si attaccano alle proteine alternandone l'equilibrio e inclinandosi. A quel punto la luce che le attraversa fa sì che il liquido diventi opaco.

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Per dimostrare come queste goccioline potrebbero essere rilevate tramite smartphone, i ricercatori le hanno poste in una capsula di Petri con un QR CODE che non può essere letto se sono presenti i batteri perché le goccioline ne nascondono la visibilità.

I ricercatori stanno anche cercando di migliorare la sensibilità del sensore e sperano di creare una società per commercializzare la tecnologia entro il 2018.

Francesca Mancuso

Foto: Jose-Luis Olivares/MIT/Qifan Zhang

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