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Greenpeace torna a interrogarsi sulla nuvola. Nuvola di inquinamento? Non proprio. Nel rapporto Il rapporto "How Clean is Your Cloud?": a finire di nuovo sotto inchiesta è la nuvola di dati, il cosiddetto cloud computing che si sta amplificando ogni giorno che passa. Aumentando, di conseguenza, la domanda di energia elettrica necessaria ad alimentarla. Elettricità che, sempre di più, putroppo, proviene da fonti sporche o pericolose come carbone e nucleare.

Per questo a tutte le compagnie dell'Internet Technology Greenpeace chiede "di essere più trasparenti sull'uso delle fonti energetiche, di condividere soluzioni innovative per migliorare il settore, di sviluppare politiche sulla localizzazione dei data center in aree dove siano disponibili energie pulite, di investire o acquistare energie rinnovabili e di chiedere a governi e fornitori più energie rinnovabili disponibili nelle reti elettriche".

Dopo aver convinto Facebook a puntare sulle energie pulite con una storica campagna portata avanti proprio sul social network più famoso del mondo, i guerrieri dell'arcobaleno se la prendono con altri giganti dell'IT che, a differenza di Google, Yahoo! e lo stessa azienda di Zuckemberg, alimentano ancora i loro data center con carbone ed energia atomica.

In particolare, nel mirino di Greenpeace in questa nuova crociata, ci sarebbero Amazon, Apple e Microsoft, motori portanti del cloud computing, ma ree di continuare ad utilizzare fonti sporche per i loro immensi server. Ma che cos'è, in pratica, questa nuvola? Rispetto agli anni scorsi, quando il cloud computing era alle origini, ma l'associazione già gridava alla pericolosità del fenomeno dal punto di vista del clima, forse pochi avevano capito fino in fondo il significato concreto. Oggi servizi come iCloud, e tanti altri simili che permettono di condividere video, immagini, musica e in generale dati su intenet al posto di archiviarli su computer locali oppure utilizzare software senza installarli, aumentano, come si può immaginare, l'energia elettrica necessaria per alimentare i data server che li contengono. Troppo spesso proveniente da fonti fossili o energia nucleare.

"Quando condividiamo musica o foto usando il cloud computing vogliamo essere certi che la nuvola digitale sia alimentata con energia pulita e sicura. - afferma Salvatore Barbera, campagna Energia e Clima di Greenpeace - Eppure, compagnie IT innovative come Apple, Amazon e Microsoft stanno costruendo data center che utilizzano il carbone e il nucleare e si comportano come se tutto ciò non interessasse ai loro clienti. Ma si sbagliano".

Sempre più utenti utilizzano questa nuvola per immagazzinare e condividere dati, tanto che i server e i computer enormi necessari per far fronte a questa domanda, sono contenuti in giganteschi edifici visibili dallo spazio alla stregua della muraglia cinese. È stato stimato che alcuni data center consumano la stessa elettricità di 250 mila case europee. In pratica, come dichiara Greenpeace, "se la nuvola fosse uno Stato, la sua domanda di energia elettrica sarebbe la quinta al mondo: nel 2020 sarà il triplo".

"Alcune compagnie come Google, Yahoo! e Facebook stanno cominciando a guidare il settore sulla strada delle energie pulite, ma la maggioranza delle imprese continua a ignorare il problema. - aggiunge Barbera - Visti gli enormi consumi in rapida crescita è necessario che tutti utilizzino energia pulita".

Cosa possiamo fare noi? Firmiamo tutti la petizione per chiedere a Apple, Amazon e Microsoft di abbandonare il carbone e facciamo girare..(L'hashtag #cleancloud)

Simona Falasca

Scarica il rapporto in Italiano "Nuvola digitale. Quanto è pulita?":

Leggi anche: Il Cloud Computing è green?

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