ballo trasferimento movimenti

Un piccolo aiutino e siamo tutti ballerini. No, nessuna sostanza stupefacente, e nemmeno un corso intensivo, ma un “ritocco” dell’intelligenza artificiale sviluppata dall’University of California Berkeley. Una sorta di Photoshop in movimento.

L’amatore, ovvero colui che non sa ballare ma vorrebbe tanto, deve solo effettuare movimenti standard, mentre un ballerino esperto effettuerà la danza vera e propria. A quel punto un complesso sistema di algoritmi “trasferisce” il movimento dall’esperto all’amatore, con l’obbiettivo di far apparire anche quest’ultimo un vero campione.

In pratica i movimenti del vero ballerino vengono “sintetizzati” in uno scheletro che poi viene “applicato” al non esperto. Un po’ come un mp3 “riassume” i suoni di un file audio ben più complesso in modo che quello finale sia molto più leggero. Un orecchio espertissimo noterà probabilmente la semplificazione ma in generale la qualità non sembrerà così diversa.

Il passo più qui è il trasferimento da un soggetto ad un altro. “Proponiamo un metodo per trasferire il movimento tra due soggetti umani in differenti video - scrivono i ricercatori - Tramite due video, uno di una persona di cui vogliamo sintetizzare le movenze e un altro di un soggetto sorgente i cui movimenti desideriamo imporre sulla prima persona, trasferiamo il movimento tra i due soggetti”.

Pixel in movimento, proprio così. Certo che c’è ancora molto lavoro da fare. Il metodo è ora molto impreciso: dalla demo si vede molto distintamente che è tutto finto. Gli stessi autori ammettono, per esempio, che la loro invenzione “non tiene conto delle differenze di lunghezza degli arti, degli angoli e della posizione della telecamera".

Quindi attualmente la fusione dei movimenti funziona solo con video semplici, nei quali il non-ballerino che vuole sembrare esperto è in piedi e ben in primo piano di fronte alla telecamera. Con tutti i suoi limiti, comunque, siamo di fronte ad una vera innovazione del digitale, che promette di migliorare molto nel prossimo futuro.

A cosa serve tutto ciò? Volendo vedere il bicchiere mezzo pieno, si tratta di progresso: lo sviluppo dell’intelligenza artificiale e di tutta la robotica ha portato e sta portando incredibili passi avanti nella vita umana.

Certo che a volte fa un po’ paura pensare che non è sempre vero quello che si para davanti ai nostri occhi, che il digitale può completamente stravolgere la realtà, anche quando non è dichiaratamente virtuale. La sfida per il futuro, dunque, è imparare a distinguere e non credere esattamente a tutto.

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Roberta De Carolis

Foto: C. Chan et. al., UC Berkeley 

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