Estate 2020: spiagge chiuse e stagione balneare già compromessa

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Che estate ci aspetta? Riusciremo a farci un bagno? Di certo sarò un’estate surreale, È ancora difficile fare ipotesi sul futuro dell’estate. Ad oggi l’unica certezza è che l’apertura degli stabilimenti balneari, se avverrà, sarà in ritardo rispetto al solito.

Estate 2020, ancora tante le incertezze relative alla prossima stagione balneare. L’emergenza coronavirus ci sta abituando a non poter fare alcuna previsione sull’immediato futuro e non sappiamo cosa aspettarci anche sul fronte delle vacanze.

Il calo dei contagi è già un primo timido segno positivo. Probabilmente nel corso delle prossime settimane il Governo valuterà il passaggio alla Fase 2, con la riduzione delle attuali restrizioni ma una cosa è certa: ad oggi non è possibile sapere con precisione se e quando la stagione balneare partirà. Al momento infatti è fortemente in dubbio visto che gli stabilimenti dovrebbero iniziare a prepararsi. Non possiamo prenotare le vacanze al mare né i gestori degli stabilimenti e delle strutture turistiche sapranno se potranno accoglierci.

Anche le regioni si dividono su questo fronte, dalla Sicilia che ha momentaneamente sospeso a data da destinarsi l’avvio della stagione, all’Emila Romagna che invece ha consentito l’accesso al personale. Nei giorni scorsi, infatti, alcuni comuni costieri, da Vieste a Chioggia, hanno autorizzato le attività di manutenzione, pulizia e vigilanza.

Emilia Romagna, ok al personale impegnato in attività di manutenzione

Ad oggi, come si legge in questa ordinanza, negli stabilimenti balneari romagnoli e relative aree di pertinenza, l’accesso è “consentito solo al personale impegnato in comprovate attività di manutenzione e vigilanza anche relative alle aree in concessione o di pertinenza”

Ma il sindacato dei balneari ha rivolto un appello al Presidente del Consiglio dei Ministri  per

“chiarire, alla luce dei diversi provvedimenti amministrativi emanati, se i titolari degli stabilimenti balneari italiani possono effettuare attività di manutenzione, pulizia e di vigilanza delle loro aziende, delle aree in concessione o pertinenziali e se in queste attività rientrano anche quelle della sistemazione delle spiagge e di allestimento delle attrezzature”.

In Sicilia stop alle concessioni demaniali

Secondo quanto disposto dalla Regione, l’avvio della stagione balneare, previsto per legge il 1° maggio, è stato rinviato a data da destinarsi:

“La decisione rientra tra le iniziative di contenimento del contagio da coronavirus adottate dall’assessorato alla salute. Sono stati sospesi, per adesso, anche tutti i lavori di campionatura delle acque” spiegano le autorità.

Ciò metterà seriamente a rischio l’intero comparto, già penalizzato dal lockdown fino a Pasquetta. Ma in Sicilia si prevedono aiuti, come ha annunciato l’assessore al territorio Totò Cordaro. In Sicilia per l’intero 2020 è stata disposta la sospensione dei canoni demaniali, a prescindere da quando si allenteranno le misure di contenimento:

“In Sicilia i gestori delle strutture balneari saranno esonerati per l’anno 2020 dal pagamento dei canoni delle concessioni demaniali marittime: lo prevede una delle norme inserite nella nuova finanziaria d’emergenza che il governo Musumeci sta mettendo a punto”, ha detto l’assessore. “Non sappiamo ancora se la stagione risulterà completamente compromessa ma, in ogni caso, l’esonero dal pagamento dei canoni demaniali potrà contribuire ad agevolare la ripresa economica delle attività turistico-balneari. Un settore che, al pari di tantissimi altri, inevitabilmente subirà un forte contraccolpo da ciò che stiamo vivendo. Nessuno comunque sarà abbandonato e, se necessario, studieremo nuove e più importanti misure di sostegno”.

Anche il Comune di Bari ha disposto una misura simile, col il differimento di 15 anni della scadenza delle concessioni demaniali marittime tenendo conto delle ricadute economiche derivanti dalla pandemia COVID-19 sulle imprese del settore turistico-ricreativo.

Il Lazio studia misure anti-contagio

Anche gli oltre 350 stabilimenti balneari del Lazio sud scendono in campo per la lotta contro la diffusione del coronavirus durante i mesi estivi, ipotizzando una serie di misure per far evitare la diffusione del virus sulle spiagge. Secondo il sindacato balneari Lazio, è impensabile non usufruire delle strutture balneari  ma lo si dovrà fare in sicurezza, cambiando letteralmente il nostro modo di vivere la spiaggia:

“Siamo al lavoro per dare agli stabilimenti un assetto diverso ed evitare qualsiasi contagio durante i mesi estivi. Oltre alle sanificazioni quotidiane delle attrezzature da svolgersi anche più volte al giorno, distanze di sicurezza tra ombrelloni, sdraie e lettini, installazioni di schermi di plexiglass alle casse, uso di mascherine da parte del personale, utilizzo di contenitori monouso per bevande e cibi, stiamo studiando anche la possibilità di istituire delle fasce protette a numero chiuso nelle ore mattutine per anziani e soggetti a rischio, per tutte quelle persone ritenute più fragili alla contaminazione del virus” ha detto Mario Gangi, presidente del Sindacato balneari Lazio sud.

Che ne sarà della stagione balneare 2020?

Edenia Rosati, balneatrice, del Molise non è molto ottimista:

“L’estate 2020 potrebbe non esserci. Sembrano parole dure ma la realtà dei fatti è questa. Nessuno sembra rendersi conto del lavoro che c’è dietro le spiagge pulite, attrezzate e pronte ad accogliere i clienti. Non si allestisce una spiaggia in dieci giorni, ci vogliono mesi! Noi dal canto nostro siamo già preparati psicologicamente ad affrontare una stagione estiva mutilata, con tante restrizioni e limitazioni che renderanno il turismo balneare di quest’anno considerevolmente ridotto e atipico, ma adesso devono farci lavorare, dobbiamo farci trovare pronti per la tanto declamata “ripartenza”! È ora che il governo pensi anche a noi, e non veda il nostro settore come qualcosa di cui occuparsi dopo”.

È ancora difficile fare ipotesi sul futuro dell’estate. Ad oggi l’unica certezza è che l’apertura degli stabilimenti balneari, se avverrà, sarà in ritardo rispetto al solito. Appare del tutto improbabile il ritorno alla normalità già dopo il 13 aprile appare. C’è anche il rischio, il peggiore, che salti del tutto, con la chiusura totale fino al 2021.

Nella migliore delle ipotesi, la stagione balneare potrebbe partire a giugno ma in ogni caso si dovrà ricorrere a misure straordinaria, come la disinfezione quotidiana dei locali, il maggiore distanziamento tra gli ombrelloni, il divieto di organizzare eventi che facilitino assembramenti.

Gli italiani potranno viaggiare?

C’è anche da chiedersi se i cittadini, passata l’emergenza, si sentiranno in grado di spostarsi per le vacanze (al momento non si può viaggiare all’estero). Dubbio lecito visto che nei casi di un sospetto positivo al coronavirus, si rischierebbe la messa in quarantena di tutti i clienti di una spiaggia o di un hotel. Tra le misure che potrebbero essere introdotte si parla anche del divieto di spostamento da una regione all’altra.

“I flussi turistici dell’estate 2020, se partiranno, saranno esclusivamente interni per due motivi: le frontiere estere resteranno chiuse ancora per diversi mesi, in quanto negli altri paesi europei il coronavirus è arrivato con qualche settimana di ritardo rispetto all’Italia e si cercherà in tutti i modi di evitare il cosiddetto “contagio di ritorno”; anche se i nostri connazionali potranno tornare a spostarsi al di fuori della propria città di residenza, è possibile che vengano obbligati a restare comunque all’interno della stessa regione o provincia” ipotizza Mondobalneare.

Perdite del settore turistico

Secondo Confesercenti, alla luce delle attuali restrizioni valide fino al 13 aprile, dopo aver azzerato il marzo del turismo, il coronavirus cancella anche il mese di aprile, vacanze di Pasqua e ponti di primavera inclusi, per un totale di 10,5 milioni di viaggiatori ‘svaniti’ e di 3,3 miliardi di consumi turistici perduti:

“La ripresa dei flussi arriverà solo nel 2021, servono subito sostegni straordinari o le imprese salteranno” ha detto Vittorio Messina, Presidente nazionale di Assoturismo. “Lo stop improvviso ha messo in ginocchio il comparto, colpendo direttamente tutte le attività della ricettività e dei servizi turistici, Lo scorso anno si dibattevano i presunti pericoli dell’overtourism, quest’anno si vive la catastrofe dello zero tourism. Si fermano gli alberghi, i B&B, i villaggi turistici e i camping; gli stabilimenti balneari valutano di rinunciare ai preparativi d’inizio stagione. Svaniscono i ricavi anche per i servizi del settore, dalle agenzie di viaggi alle guide, dagli NCC ai bus turistici. Per non parlare della crisi dei pubblici esercizi e dei ristoranti, solo parzialmente alleviata – e in una minoranza dei casi – dalla vendita a domicilio, che il più delle volte vuol dire passare per le piattaforme delle grandi multinazionali e subire una ulteriore riduzione dei margini”.

Secondo Assoturismo, finora il governo non ha fatto abbastanza per alleviare la crisi del settore che rischia di aggravarsi sempre di più.

Sarà un’estate surreale, al pari della primavera. Ammesso che riusciremo a uscire nulla sarà più come prima, almeno fino a quando non ci sarà più alcun caso positivo di coronavirus.

Fonti di riferimento: Mondo balneare, Regione Sicilia, Regione Emilia Romagna

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Giornalista pubblicista specializzata in Editoria, Comunicazione Multimediale e Giornalismo. Nel 2011 ha vinto il Premio Caro Direttore e nel 2013 ha vinto il premio Giornalisti nell’Erba grazie all’intervista a Luca Parmitano.
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