Box di plexiglass sulle spiagge? Ecco perché non sono la soluzione (e non sono attuabili)

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L’estate che ci aspetta sarà davvero quella dietro a una barriera di plexiglass? Abbiamo chiesto il parere a chi uno stabilimento lo gestisce da sempre. La risposta è chiara: i box di plexiglass non sono la soluzione e non potrebbero comunque essere attuati. I motivi sono diversi e ce li spiega Edenia Rosati, gestrice dello stabilimento balneare Bahia Azzurra a Termoli (CB).

Qualcuno lo ha proposto davvero, e forse qualcuno sta pensando realmente di installarli. Ma si tratta, almeno per ora, solo di un rendering (e per fortuna, aggiungiamo).

“I clienti preoccupati mi contattano inviandomi questa foto (o simili) e chiedendomi se la nostra estate sarà davvero da passare in gabbia. Facciamo insieme qualche considerazione: al momento non ci sono disposizioni ufficiali del Governo per le misure di prevenzione da adottare negli stabilimenti balneari. Il box in plexiglass è A MIO AVVISO una soluzione inadeguata per diversi motivi”, spiega l’imprenditrice.

Il primo è la SICUREZZA delle strutture.

“Per quanto il telaio possa essere resistente, non abbiamo la garanzia, da una singola foto, che resisterà a forti venti o ad urti accidentali (per dire, se inciampo sull’asciugamano e cado sul pannello, mi regge o rischio di crollare sul vicino di ombrellone che si spalma la crema?). Senza contare che le disposizioni doganali vietano l’innalzamento di strutture alte più di 1,50m (se non dopo previa richiesta di autorizzazione e approvazione della dogana stessa) per questioni di sicurezza dei confini nazionali”, aggiunge.

Il secondo motivo è ECONOMICO.

“Recintare anche solo un centinaio di ombrelloni richiede una spesa che non tutti i balneatori possono permettersi. Non parliamo di DPI o saponi igienizzanti fuori dai bagni, non parliamo di un singolo pannello di plexiglass davanti alla cassa del supermercato, parliamo di svariati metri quadri di pannelli che oltretutto potrei utilizzare per la sola stagione 2020 (e l’anno prossimo? Cosa ci dobbiamo fare?) e richiedono una manutenzione ordinaria non da poco. E qui arriviamo al terzo motivo”.

La PRATICITÀ.

“Non è una soluzione pratica per il cliente, che magari già fornito di mascherina e in astinenza d’aria si trova rinchiuso in una gabbia di plexiglass che non fornisce neanche ombra, anzi, forse accentua ancora di più la sensazione di caldo (e ricordo che nelle ultime estati abbiamo raggiunto temperature da deserto del Sahara). Non è una soluzione pratica neanche per noi balneatori, perché tutti quei pannelli andrebbero disinfettati completamente ALMENO una volta al giorno”.

Quali possono essere dunque le soluzioni?

IL DISTANZIAMENTO

“Lo so che vi piace ascoltare i discorsi dei vicini di ombrellone o quella importantissima telefonata di lavoro che non poteva proprio aspettare, ma quest’anno dovremo rinunciare ai pettegolezzi. Ombrelloni distanti almeno 3 metri e numero limitato di accessi in spiaggia. Dimentichiamoci le spiagge sovraffollate, per il momento. I bagni di folla li conserviamo per l’anno prossimo”.

MASCHERINE E AMUCHINE

“Dovremo continuare a proteggerci con i DPI e a fare uso industriale di disinfettanti e gel per le mani. Noi come balneatori ci impegneremo al massimo per tenere pulite le nostre strutture, ma spetta anche a voi rispettare le regole per la tutela della salute DI TUTTI. E poi ammettetelo, non vedete l’ora di comprare la mascherina intonata al bikini”.

IL BUONSENSO

“Evitiamo (ALMENO PER QUEST’ANNO) di “rubare” il lettino del vicino di ombrellone e rimetterlo a posto quando passo a sistemare la spiaggia (sì, io vi vedo, io vedo tutto); evitiamo di scendere in 10 e pretendere di metterci tutti sotto lo stesso ombrellone; evitiamo di lasciare in giro per la spiaggia mascherine guanti e bottiglie di Napisan (come avete sempre fatto con piatti bicchieri bottiglie ecc ecc); evitiamo insomma tutti quei comportamenti che oltre ad essere incivili possono minare la salute altrui.

Detto questo, si accettano suggerimenti. Ma smettiamola di credere ai box in plexiglass”.

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Caporedattore di greenMe. Dopo una laurea e un master in traduzione, diventa giornalista ambientale. Ha vinto il premio giornalistico “Lidia Giordani”, autrice di “Mettici lo zampino. Tanti progetti fai da te per rendere felici i tuoi amici a 4 zampe” edito per Gribaudo - Feltrinelli Editore nel 2015.
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