Storie di sopravvivenza urbana: il parcheggio selvaggio alla fermata dell’autobus

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Vivere in una grande città non è sempre facile, soprattutto se sei un semplice pedone o un cittadino che usa responsabilmente i mezzi pubblici. Il mezzo privato sembra sempre avere qualche diritto in più, anzi, sembra sempre avere una sorta di visto divino di esenzione dalle normale regole di civiltà, del codice della strada, del buonsenso. Si veda la foto qui sopra, scattata a pochi giorni fa alla fermata dell’autobus sotto casa.

Ho fatto la foto mentre aspettavo pazientemente l’autobus per recarmi in ufficio (e vivendo a Roma la pazienza è una virtù che sviluppi anche contro la tua volontà). Sulla destra si intravede un camion per il trasporto merci, fermo per metà sullo spazio riservato al bus per una operazione di carico/scarico. Subito dietro un’automobile parcheggiata praticamente perpendicolare alla strada (troppa fatica fare due manovre, eh?) per metà sempre nello spazio-sosta del bus e per metà sporgente verso la strada e le macchine che passano. In lontananza, dietro al palo della luce, si vede una signora anziana, che aspetta sconsolata di fatto in mezzo alla strada, esposta al passaggio delle macchine, perché è ben consapevole che, con auto e camion fermi dove non dovrebbero, se rimane sul marciapiede sotto la palina della fermata, l’autista potrebbe non vederla e passare oltre. E a quel punto, salvo miracoli, il rischio è che si debba aspettare anche mezz’ora prima che si affacci l’autobus successivo. Più in avanti sulla sinistra si intravede una macchina parcheggiata in seconda fila davanti a un bar, ma questa è un’altra storia.

Eppure, secondo l’articolo 158/2 del nuovo codice della strada, “la sosta di un veicolo è vietata negli spazi riservati allo stazionamento e alla fermata degli autobus“. Se si facessero un po’ più multe per infrazioni di questo tipo, quanto si gonfierebbero le casse del Comune?

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