Scoprire le discariche abusive nella Terra dei Fuochi

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Terra dei fuochi, se ne parla tanto e male, ma forse non ci rendiamo davvero conto di quello che succede da quelle parti. Eppure di storie di rifiuti tossici interrati e di roghi illegali ne abbiamo sentito parlare in molti modi: dalle denunce di Legambiente con il Rapporto Ecomafia, al film Gomorra (più che il libro), alla giusta disperazione della gente che vive da quelle parti.

Ho partecipato qualche giorno fa a un seminario a Castelvolturno (organizzato dal Corpo Forestale dello Stato e Legambiente) proprio su questi temi. Devo dire che anche solo passare in macchina da quelle parti mi ha dato subito la sensazione di trovarmi in una terra “di confine” tra legalità e normalità.

La prima cosa che mi ha colpito è stato il numero elevatissimo di edifici abbandonati. Case, ville, complessi residenziali di più palazzi e più piani, capannoni industriali non finiti e abbandonati si alternano di continuo alle case abitate, e non ho potuto non pensare a costruzioni abusive o a lottizzazioni poco chiare per favorire il lavoro di certe imprese locali, magari che nelle fondamenta di quegli edifici hanno nascosto di tutto. E questa immagine mi ha lasciato un grande senso di tristezza.

Ma quali strumenti di indagine e di lotta abbiamo? Riporto qui un appunto che ho preso durante i lavori, che ho trovato interessanti dal punto di vista informativo. Il Comandante provinciale del Corpo forestale dello Stato di Napoli Sergio Costa ha spiegato il loro lavoro di indagine, che si svolge applicando le tecnologie già in possesso per il controllo anche per scovare gli interramenti abusivi di rifiuti:

“Il Corpo Forestale ha intuito che per rinvenire le discariche seppellite in modo illegale si potevano usare tecnologie già in uso. Per esempio l’uso delle ortofoto, impiegate solitamente per vedere i movimenti di terreno negli anni per motivi naturalistici, utili anche per individuare cambiamenti sospetti, insieme all’uso di strumenti (ad esempio magnetometri) per rilevare alterazioni del campo magnetico del terreno causato dalla presenza di fusti o altri residui ferrosi. Le discariche abusive infatti sono tombate in modo perfetto, in una notte sola, e non sono visibili da fuori. I rifiuti si trovano in profondità, ricoperti poi in superficie con almeno 30 cm di suolo vegetale, e ad occhio la mattina non si nota nulla. Questo lascia pensare a una organizzazione perfetta e complessa, che coinvolge molti mezzi di trasporto e di movimentazione del terreno. Solo eseguendo questa sorta di TAC del sottosuolo riusciamo a capire dove andare a scavare.”

Individuare gli interramenti abusivi però non basta, si deve procedere in modo urgente alla bonifica dei suoli inquinati, e qui ancora purtroppo ci sono ancora molti, forse troppi, passi in avanti da fare. Per non parlare del rischio, denunciato da più parti, di infiltrazione della malavita in queste attività. Si sa che le ecomafie proliferano laddove vedono un campo redditizio per gli affari. A questo proposito riporto una provocazione dell’Assessore Regionale all’agricoltura Daniela Nugnes, che mi ha fatto rabbrividire:

“Bisogna fare attenzione al rischio di infiltrazione mafiosa nelle operazione di bonifica dei terreni contaminati. C’è la tendenza a dire “possibile che si tratta solo di così pochi ettari? Sicuramente sono molti di più”. Chi dice queste cose parla a ragion veduta, o vuole solo gonfiare le cifre degli ettari da bonificare per fare più soldi?”

Sembra quasi che non ci sia via d’uscita.

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