Perché voto sì al referendum del 17 aprile

North Sea oil platform

Il 17 aprile, al referendum, voterò sì, e il motivo per cui lo farò, il mio motivo personale, non è tanto la tutela del mare, il pericolo degli impianti di perforazione ed estrazione, la dipendenza dalle fonti fossili rispetto alla crescita delle rinnovabili. No, non è tutto questo. Non che io non creda in tutti questi argomenti, anzi, sono tutti argomenti importanti, validi, per cui bisogna spendersi e battersi. Ma non sono il motivo per cui voterò sì al referendum perché, è vero e va detto, non sono argomenti immediatamente legati al quesito in oggetto. Lo sono in modo indiretto e, ripeto, è giusto spendersi e parlarne nel dibattito di avvicinamento al referendum, ma il quesito di per sé mi chiede una cosa ben precisa, e io su quella cosa che mi chiede ho una opinione ben precisa. Magari vi interessa.

Il quesito mi chiede se voglio abolire la norma attuale (e recentissima, fino a qualche mese fa non c’era) che prolunga in modo illimitato la durata delle concessioni di ricerca e di estrazione di idrocarburi in mare entro le 12 miglia marine dalla costa, fino all’esaurimento del giacimento. Fino a 5 mesi fa questa scadenza era regolata da una sorta di “contratto” (mi piace usare questa parola per rendere il tutto più comprensibile) che diceva che quel pezzo di mare, un bene comune che appartiene alla collettività dei cittadini italiani, era dato in affitto a una data compagnia privata per una durata ben precisa, eventualmente rinnovabile a scadenza contratto. Un po’ come l’affitto di una casa 4+4, lo firmo per quattro anni ed eventualmente ho la possibilità di rinnovarlo per altri quattro anni, lo stesso succedeva (per una durata più lunga di quattro anni, ovviamente) per i nostri fondali marini. Sottolineo, i NOSTRI fondali marini.

Poi con qualche emendamento alla legge di Stabilità, o con la legge di Stabilità stessa, vallo a capire, qualcuno ha deciso che i NOSTRI fondali marini restavano in affitto in modo permanente e per sempre alle compagnie petrolifere, fino a che quei fondali “funzionano” e hanno qualcosa da dare. Un po’ come dire che la persona che sta dentro casa mia, che aveva firmato un contratto 4+4, non se ne va più e io dopo i 4 anni previsti dal contratto non ho più il diritto di decidere se rinnovarglielo o no. E, scusatemi, ma io non sono d’accordo. Quella è casa mia. I fondali marini sono un bene collettivo che ci appartiene. E bene collettivo devono rimanere. Ed è per questo che non mi sta bene che si prolunghi l'”affitto” a vita, senza poterlo ridiscutere, senza il diritto di scelta se rinnovarlo o meno.

Per questo, alla domanda specifica del referendum “volete abrogare la norma eccetera eccetera” voterò un Sì convinto.

Poi spero che da quel “sì convinto” derivi un grande dibattito nazionale sulla politica energetica che vogliamo per il nostro paese, che porti alla graduale riduzione della dipendenza dalle fonti fossili e alla massiccia crescita della quota delle rinnovabili, insieme al risparmio energetico e all’aumento di soluzioni di efficienza dei consumi. Lo spero. Ma intanto, col mio voto, voglio riaffermare che i fondali marini a 12 miglia nautiche dalla costa sono un bene collettivo degli italiani.

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