Io non rischio: cosa fare in caso di terremoto (e altri rischi ambientali)

Condividi su Whatsapp Condividi su Linkedin

Sai cosa fare in caso di terremoto? Io per molto tempo ho pensato di saperlo. Alle scuole elementari mi avevano spiegato tutto: che l’Italia è un paese sismico ma che la mia regione di fatto non lo era (la Lombardia, cosa smentita dai fatti anni dopo), che dovevo proteggermi sotto lo stipite di una porta, che dovevo poi uscire di casa con cautela e aspettare in luoghi aperti. Questo per farla breve.

Poi è arrivato il terremoto de L’Aquila del 2009, e tutte le mie certezze sono andate a quel paese.

È stato il primo terremoto sentito in prima persona (abito a Roma). Mi svegliai durante la notte sentendomi strana, non capivo cosa stava succedendo, sentivo il letto ondeggiare e la libreria muoversi. Confusa e assonnata, mi alzai per tenere ferma la libreria ed evitare che tutti i libri e i vari soprammobili cadessero. Poi tutto si fermò, ma non la mia confusione o il mio spavento. L’idea che fosse un terremoto mi colpì solo più tardi. Accesi la tv su RaiNews24 ed ebbi la conferma. Guardai la tv per un po’, per far passare l’ansia, e dopo un po’ eccola, una seconda scossa. La sentii nella schiena, attraverso il divano appoggiato al muro. Mi pietrificai e rimasi lì, non feci niente. Aspettai che passasse la scossa e la rinnovata ansia e poi me ne tornai a letto. Anche il giorno dopo avvertii altre scosse, magari mentre lavoravo sentendo la scrivania ondeggiare, o appoggiata a un muro aspettando il bus. A ogni scossa provai ansia, ogni volta non feci niente.

Questa mancanza di lucidità mi colpì e spaventò. Se la scossa fosse stata più intensa, io non avrei fatto nulla per mettermi in sicurezza.

Non possiamo prevedere le nostre umane reazioni in caso di pericolo, non possiamo pretendere di capire, di essere lucidi e reattivi, di ricordarci esattamente cosa fare. Molti lo fanno, io forse la prossima volta riuscirò a farlo, avendo finalmente sentito cos’è un terremoto. Ma, invece di aspettare una scossa per scoprirlo, una cosa utile la possiamo fare: informarci e prepararci.

Qualche giorno fa la Protezione Civile nazionale ha organizzato una campagna di informazione e sensibilizzazione: Io non rischio. Volontari in molte piazze italiane hanno incontrato i cittadini e hanno raccontato loro cosa fare in caso di terremoto, maremoto e alluvione. Tutte le informazioni sono riportate nel sito della campagna http://iononrischio.protezionecivile.it/. È un sito che tutti dovremmo studiare e ripassare di continuo. Quanti sanno in che classe di rischio sismico si trova la propria città? E che piani di emergenza sono in vigore (se lo sono)? E dove sono i punti di ritrovo? Cosa devo fare in caso di alluvione? Io ancora non lo so, scrivo qui predicando bene, ma so di razzolare malissimo. Non ho in casa un kit di emergenza con documenti, torcia, pronto soccorso eccetera. Non sono sicura di quale sia il punto più sicuro della mia casa. Non so dove andare in caso di calamità naturale. Quindi, pubblico questo post e mi metto a studiare.

(Nella foto – scattata da me – alcune macerie nella frazione di Tempera, L’aquila, pochi mesi dopo il terremoto dell’aprile 2009)

Condividi su Whatsapp Condividi su Linkedin
Mediterranea

Olio di oliva e materie prime a km0: come nasce una crema Mediterranea

Miomojo

Le borse vegan tutte italiane realizzate con “pelle di cactus” e scarti delle mele

Orto d’Autore

Come scegliere una marmellata buona e di qualità

Naturale Bio

Tè matcha per restare in forma: come introdurlo nella propria dieta

Misura

In arrivo più di 13mila nuovi alberi in Italia, dai calanchi di Matera all’agricoltura urbana di Milano

Schär

Schär Bio, il gluten free biologico che ha contribuito a far nascere una foresta

Cristalfarma
NaturaleBio
Seguici su Instagram
seguici su Facebook