28 anni dopo, Chernobyl è sempre lì

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28 anni fa esplodeva la centrale nucleare di Chernobyl. Ricordo ancora le paure di quel periodo. È una ricorrenza che non credo mi passerà mai di mente, e non dovrebbe mai essere dimenticata. Il nucleare è qualcosa di invisibile e persistente, per qualcuno addirittura “sicuro”, e il rischio che si pensi che sia tutto risolto c’è, mentre invece non è così.

Che cosa sta succedendo a Chernobyl oggi?

Succede che molte persone, disperate, sono tornate a vivere nella “zona morta”, bevendo acqua contaminata e mangiando i frutti di una terra malata, garantendosi un presente ma non avendo alcuna speranza per il futuro. Succede che il vecchio sarcofago che avvolge il relitto del reattore esploso e ancora caldo, costruito poche settimane dopo l’incidente per mettere una pezza al diffondersi delle particelle radioattive in tutta Europa, sta cedendo e non basta più da tempo. Succede che si sta costruendo un altro sarcofago, molto più grande, imponente, impressionante, che dovrebbe trattenere le radiazioni per un centinaio di anni (cosa succederà dopo mica è un problema nostro, no?). Succede che il governo ucraino sta per costruire una nuova centrale più o meno nella stessa zona, sempre al confine con la Bielorussia, ché tanto quello è già un territorio morto, un buco nero sulla carta geografica, non c’è posto migliore in fondo. Succede che, anche se non se ne parla più molto, molti bambini “di Chernobyl” vengono ancora curati ed assistiti, all’estero o in zone più sicure della Bielorussia, perché per loro è ancora alto (molto più alto) il rischio di morire di leucemia.

Ma in fondo le radiazioni non si vedono, non si sentono, non si respirano, e sono passati ormai 28 anni, a chi importa più?

(Foto originale via Wikimedia Commons)

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