Vacanze estive: il meritato riposo? Giammai!

Condividi su Whatsapp Condividi su Linkedin

Come difendersi dai compiti per le vacanze: lettera da spedire agli insegnanti per spiegare perché l'estate dev'essere un momento felice e costruttivo!

Dopo 9 mesi di duro lavoro, finalmente l’esercito dei bambini è giunto al meritato riposo: le vacanze estive! La parola “vacanza” deriva dal verbo latino “vacare“, ossia “mancare”: in effetti la vacanza è la mancanza, l’assenza di qualcosa, in questo caso del lavoro, dell’impegno scolastico.

Quando noi adulti pensiamo alle nostre vacanze, immaginiamo il mare cristallino, la crema abbronzante, il relax sul lettino, una bella passeggiata tra i boschi con scorpacciata finale…Insomma, nessuno di noi pensa minimamente a portarsi il lavoro mentre è al mare o in montagna!

Il discorso cambia se ad andare in vacanza sono i bambini. Loro no. Loro devono lavorare anche quando le scuole sono chiuse. Qualche giorno prima della fine delle lezioni, maestri e professori si affannano per assegnare i famigerati e temuti “compiti per le vacanze”. Addirittura le case editrici si sono ingegnate a confezionare libri ad hoc, con esercizi di italiano, matematica, scienze, inglese, storia e geografia, colorati e in apparenza divertenti, che scongiurino il pericolo di far dimenticare ai pargoli quanto appreso durante l’anno scolastico.

Come mai tutta questa paura che i bambini e i ragazzi dimentichino le cose imparate a scuola? Se davvero il modo in cui hanno studiato è stato efficace e quello che hanno affrontato attraverso il metodo di studio tradizionale (lezione frontale del docente + compiti a casa) è rimasto impresso nelle loro menti, che bisogno c’è di vessarli tutta l’estate con questa “spada di Damocle”?

La risposta sta nelle parole del prof. Maurizio Parodi, preside di una scuola di Genova, saggista e autore di diversi libri, promotore del gruppo Facebook “Basta compiti” (che conta ormai più di 4700 iscritti), portatore di una visione nuova dell’insegnamento e del mondo bambino.

“Evidentemente si ritiene che gli apprendimenti avvenuti durante l’anno scolastico (soprattutto con lo studio domestico) siano davvero ben poco significativi; ed è proprio così: pare accertato che la permanenza delle informazioni apprese attraverso l’insegnamento e lo studio domestico non superi i 3 mesi, e che il 70% delle conoscenze sia oggi acquisito al di fuori della scuola; in altre parole: si impara sempre meno a scuola e si dimentica sempre più in fretta ciò che a scuola si impara”.

Ma essere in vacanza non significa affatto staccare il cervello e resettare tutto. Può essere, al contrario, l’occasione per imparare cose nuove, per riprendere contatto con la natura e la realtà del territorio che ci circonda, dopo mesi e mesi passati al chiuso di aule non propriamente pensate per far vivere agevolmente classi spesso molto numerose (fino a 30 bambini). Può essere il momento per stringere legami nuovi e rafforzare quelli vecchi, per dedicarsi a tutte quelle attività troppo spesso ignorate o trascurate dalla scuola e che hanno a che fare con la creatività, la fantasia e il divertimento.

Come affrontare, allora, questo problema che si ripropone ad ogni estate e che interessa migliaia di famiglie italiane? Come convincere gli insegnanti che l’estate rappresenta un momento fondamentale per la crescita dei bambini e dei ragazzi e che per viverla pienamente, bisogna abolire i compiti per le vacanze? Il prof. Parodi ha stilato una lettera, che i genitori possono consegnare alle maestre o in Presidenza, dove vengono spiegate le ragioni per cui sarebbe meglio evitare di assillare i ragazzi con questi obblighi. Eccola:

Con la presente informo che mi* figli* non svolgerà i compiti assegnati per le vacanze:

– perché come tutti i lavoratori (e quello scolastico è un lavoro oneroso e spesso alienante) ha diritto al riposo e allo svago (diritto inalienabile sancito dall’Articolo 24 della Dichiarazione dei diritti dell’uomo);

– perché le vacanze sono degli studenti e non solo dei docenti, ai quali nessuno si permetterebbe di infliggere un simile castigo;

– perché così potrà finalmente dedicarsi, senza l’assillo di magistrali incombenze, a occupazioni creative e ricreative, dalla scuola trascurate o ignorate;

– perché insieme potremo fare piccole e grandi cose, divertenti, appassionanti, quelle che l’impegno scolastico (protraendosi a dismisura oltre l’orario di lezione) non permette;

– perché starà con gli amici, al mare, in montagna, nella natura, all’aria aperta dopo essere stato recluso per ore, giorni, mesi (interminabili) in aule anguste, disadorne, quando non addirittura squallide, asfittiche, vere e proprie aree di compressione psichica;

– perché leggerà per piacere e non per dovere;

– perché giocherà moltissimo.

La responsabilità di tale decisione è solo mia e l’assumo in quanto legittimo esercente della potestà familiare, perciò non potrà essere motivo di qualsivoglia azione o provvedimento, meno che mai disciplinare.

Il filosofo latino Seneca scriveva “Non scholae, sed vitae discimus“, ossia “Noi impariamo per la vita, non per la scuola”: così il prof. Parodi invita a chiudere la lettera, facendo riflettere sul fatto che sia necessario imparare per affrontare la vita e che ciò ormai sia diventato possibile sempre di più fuori dalle mura scolastiche. Rendiamo dunque queste vacanze davvero felici ed interessanti!

b2ap3_thumbnail_sciopero-compiti.jpg

fonte immagine: fattorefamiglia.com

Condividi su Whatsapp Condividi su Linkedin

Iscriviti alla newsletter settimanale

Riceverai via mail le notizie su sostenibilità, alimentazione e benessere naturale, green living e turismo sostenibile dalla testata online più letta in Italia su questi temi.

Seguici su Instagram
Seguici su Facebook