Nasa, la pizza nello spazio si stampa in 3D

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Mentre si parla di portare l’uomo su Marte e di fare viaggi di lunga durata nello spazio, la domanda che ci si pone è: cosa mangiare? E se la soluzione di un’alimentazione vegana su Marte non è da escludere, la Nasa sta vagliando altre possibilità. Perché non stampare direttamente nello spazio gli alimenti necessari agli astronauti-colonizzatori?

Che siamo d’accordo o no, l’uomo volerà al di fuori dello “spazio terrestre” nel giro di qualche annetto. Diverse società e fondazioni sono già alla ricerca dei futuri marsonauti, ossia degli astronauti che creeranno una colonia umana su Marte. Ma cosa mangeranno una volta lì (e visto che potrebbe trattarsi di un viaggio di sola andata)?

Oltre a creare delle serre ad hoc, spingendo così gli astronauti a tornare al “lavoro nei campi”, un’altra soluzione per il loro sostentamento potrebbe essere fornita dalla tecnologia. Di recente la Nasa ha messo a disposizione un assegno di ricerca per sviluppare un prototipo di stampante 3D per creare il cibo. Voglia di pizza nello spazio? Non sarà più un desiderio inesaudibile.

A lavorare sul progetto è Anjan Contractor, ingegnere senior meccanico della Systems and Materials Research Corporation (SMRC), all’opera per creare una sorta di sintetizzatore di cibo.

Ma come sarà stampata la pizza nello spazio? Come spiegato su NextMe, il criterio è quello utilizzato già in altre occasioni. Occorrerà prima separare le varie componenti del cibo in cartucce di polvere, consentendo poi ai futuri cuochi spaziali di mescolarle insieme, come farebbero con gli ingredienti nelle ricette normali. L’obiettivo è quello di creare una gamma diversificata di pasti nutrienti. Per dimostrare che la sua idea funziona, Anjan Contractor ha già stampato il cioccolato ma ora sta lavorando per costruire un prototipo più avanzato di stampante per poter creare la pizza.

Il sistema inizierà dalla stampa di un foglio di pasta, seguito da uno strato di pomodoro, che a sua volta sarà composto di “polvere” mescolata con acqua e olio. Ma c’è dell’altro.

L’idea di Contractor potrebbe essere ancor più utile qui sulla Terra. Le stampanti 3D infatti potrebbero essere utilizzate per affrontare il problema della scarsità di cibo nei paesi sottosviluppati.

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