È salva la scimmia inviata nello spazio dall’Iran

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L’Iran ha annunciato ieri che il lancio nello spazio della scimmia è andato a buon fine e che l’animale è tornato sano e salvo dal breve volo in orbita. Per fortuna, verrebbe da dire, o forse per caso visto che gran parte degli animali che di certo non aspirano a diventare astronauti, partono per missioni suicide.

Secondo il Ministro della Difesa iraniano la missione è solo il primo passo per il futuro invio dell’uomo nello spazio, che la Repubblica islamica spera di fare entro il 2020. Purtroppo però molto poco si sa sugli effetti fisiologici del volo spaziale di quei giorni sulla scimmia. Secondo alcuni scienziati il sistema cardiovascolare degli astronauti potrebbe essere danneggiato da un ambiente privo o quasi di gravità, provocando la morte quasi istantanea. Per questo i ricercatori iraniani hanno optato per l’invio nello spazio di animali simili all’uomo. Ineccepibile…

Il generale iraniano Ahmad Vahidi ha sottolineato il successo del rimpatrio della sonda con a bordo la scimmia, confermando il fatto che la povera creatura sia tornata sana e salva sulla Terra.

“In questo progetto, stiamo inviando un animale vivo, una scimmia, nello spazio. La fisiologia della scimmia è molto simile a quella degli esseri umani. Stiamo usando questa scimmia per testare i sistemi di supporto vitale e le condizioni di volo. La capsula è completamente sigillata. Essa è dotato di macchine che producono ossigeno e anidride carbonica. Tutti i segni vitali verranno trasmessi a Terra, e le telecamere all’interno della cabina registreranno l’evento” aveva sottolineato il direttore dell’Agenzia spaziale iraniana Hamid Fazeli.

Nonostante le numerose divergenze che li hanno visti spesso opposti, Iran e Stati Uniti su una cosa sono sembrata affini: l’uso degli animali per aprire la strada all’esplorazione spaziale.

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Gli Usa, come ho già spiegato qui, furono il primo paese a lanciare un primate in orbita, inviando una scimmia di nome Albert a 63 km di altezza a bordo di un razzo V2 nel mese di giugno del 1948.

“L’ennesimo abuso su animali inutile, inammissibile e anacronistico – ha commentato la biologa Michela Kuan, responsabile LAV vivisezione – Costringere animali vivi, privati di qualsiasi esigenza fisica e ambientale della specie, perché costretti in minuscole gabbie e sottoposti ad alimentazione forzata ed assenza di gravità, per studiare gli effetti che tale situazione produce sull’apparato muscolo-scheletrico, è eticamente inaccettabile e scientificamente fuorviante. L’uomo ha asse vertebrale e femorale quasi paralleli, di conseguenza il carico sull’articolazione è fortemente superiore nella nostra specie rispetto alle altre”.

Spiega l’esperta che il tessuto muscolare e scheletrico differiscono tra le specie per formazione e degenerazione ossea, picco della massa ossea ed entità della risposta infiammatoria ed immunitaria, rendendo qualsiasi risultato non attendibile se applicato a specie diverse da quelle oggetto di sperimentazione.

A cosa serve dunque inviare tali animali nello spazio se poi quanto osservato non può neanche essere applicato all’uomo?

Inutile crudeltà… Laika docet.

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