L'Europa riutilizzera' le scorie nucleari per visitare lo spazio profondo?

La notizia è di quelle che fa drizzare subito le orecchie. In un futuro non troppo lontano le scorie nucleari potrebbero fornire alle agenzie spaziali la materia prima per produrre il 'carburante' per le navicelle che andranno in orbita, e soprattutto per quelle che farebbero viaggi molto lunghi, al di fuori del nostro sistema solare.

I limiti delle attuali spedizioni nello spazio sono dettati molto spesso dalla mancanza dell'alimentazione, necessaria a mantenere in vita per lunghi periodi (si parla di vari decenni) i dispositivi spaziali. Non si tratta di una novità assoluta. Già nel 2009, l'Agenzia spaziale europea finanziò un progetto pilota per esaminare i costi e le possibilità messe a disposizione da una fonte europea di materiale per le fonti di energia radioattive (RPS).

Dalle scorie atomiche infatti sarebbe possibile estrarre alcuni elementi radioattivi a loro volta utili ad alimentare i generatori termoelettrici, le batterie per intenderci, che garantiscono la permanenza a lungo termine nello spazio delle navicelle.

Allora, lo studio fu portato avanti dal National Nuclear Laboratory (NNL) nei pressi del sito di Sellafield in Gran Bretagna, dove le scorie vengono appositamente trattate. Il plutonio qui conservato potrebbe essere utile per le batterie delle sonde europee. Il programma oggi è a metà e ha un valore di un milione di sterline. I chimici dell’NNL sarebbero dunque vicini alla fine degli esperimenti per l'estrazione dalle scorie civili di Americio 241, preziosa sostanza che potrebbe sostituire il Plutonio 238, finora usato dall'Esa ma ormai una vera rarità. Spiega l'NNL:

“Insieme all'Agenzia spaziale europea (ESA), il nostro ruolo è stato quello di trovare una fonte sostenibile di energia per le batterie per alimentare le future missioni spaziali europee al di là di Marte. Dopo aver constatato che l'Americio è stata la fonte di alimentazione ideale, poi abbiamo iniziato ad esaminare le questioni logistiche e chimiche legate alla separazione dell'americio dal plutonio”.


Tim Tinsley, direttore del programma per l'NNL, ha inoltre spiegato che si tratta di un progetto fattibile, ormai giunto oltre la metà:

"Siamo a più di metà strada del progetto pilota da 1 milione di sterline dimostrando di essere in grado di estrarre l'isotopo dalle scorte civili di plutonio”.


Sembra proprio che l'Esa abbia bisogno di utilizzare questa fonte di combustibile per la propria road map nello spazio. Tuttavia, l'esplorazione dello spazio profondo è solo uno dei potenziali usi dell'isotopo, già esplorati. Potrebbero esserci applicazioni domestiche che richiedono una fonte di alimentazione per una durata di 20 o 30 anni in luoghi inaccessibili, come in alto mare o nelle rofondità in pozzi di petrolio, dicono gli esperti.

Nel mese di novembre, l'Esa dovrà deciderà se continuare o meno con i finanziamento all'NNL. Se così fosse, l'obiettivo finale sarebbe raggiunto entro il 2020.

Le domande da porsi adesso sono altre. C'è da stare allegri perché adesso sappiamo come smaltire/riutilizzare le scorie radioattive? Oppure in questo modo, andremo a portare al di fuori del nostro pianeta i veleni che non sappiamo più dove mettere?

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Domenica, 28 Maggio 2017