Sacchi di caffè: Ecco come Feine Hute li trasforma in cappelli

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Black coffee, cappuccino, doppio, macchiato, irish. No, in questo post non vi parlerò dei vari modi di preparare il caffè ma di cappelli realizzati da Feine Hute con la juta, 100% naturali che danno lavoro a quasi 20 persone.”Partecipiamo ai mercati con una bicicletta a tre ruote, una dietro e due avanti. In un cassettone di legno carichiamo i cappelli per il trasporto. Arrivati a destinazione la bici si trasforma diventando un vero e proprio stand, con ripiano e supporti verticali.

Con tanto di ombrellone per ripararsi dalla pioggia che a Berlino arriva all’improvviso”. Pigio Rossi è l’unico italiano di Feine Hute, piccola realtà creativa italo-berlinese che trasforma i sacchi di caffè del Belpaese in cappelli. E li vende come salsicce. “Eravamo già rivenditori di cappelli tradizionali nella capitale tedesca, oltre a partecipare a mercati e festival della capitale e dintorni. Poi è venuta l’idea green, quella cioè di salvare i sacchi di juta destinati al cestino e dargli una nuova vita. Come? Per associazione remota: guardando un sacco del caffè e un cappello a pochi secondi di distanza l’uno dall’altro”. L’intuizione viene a Stefan Lochner, l’anima creativa dell’azienda che, dopo gli scetticismi iniziali, riesce a conquistare giovani yuppies, turisti e pian piano target differenziati.

“Un bel giorno – spiega Pigio – ho iniziato a caricare la bicicletta sul furgone della ditta e salpare verso altre mete: Amsterdam, Lille, Milano e Copenhagen. Oggi ovunque porto i nostri cappelli è un successo. Sono un bravo venditore ma c’è da dire che Stefan con il suo gusto mi semplifica il lavoro”.

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Il prodotto conquista soprattutto fiere italiane. “Il riciclato – dice Pigio – ha un futuro se non toglie niente alla qualità del prodotto, praticamente per noi i mercati sono l’unica forma di cash flow. Li facciamo volentieri perché ci divertiamo e ci piace stare per strada ma, se potessimo accedere a un piccolo credito di 30-50 mila euro tireremmo un respiro di sollievo. Però questa cosa è impossibile anche qui in Germania. Pur facendo un fatturato annuo di 200 mila euro le banche ci rifiutano qualsiasi credito. Le piccole imprese creative sono tagliate fuori e l’unica possibilità rimane qualche investitore privato che crede nella nostra idea e prodotto”.

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Durante l’anno Feine Hute dà lavoro a cinque persone ma, arriva a impiegarne 20 durante i festival più importanti. “Questo senza contare la collaborazione con Letzek e la sua piccola azienda familiare in Polonia che, pur realizzando cappelli da più generazioni sul design era rimasta parecchio indietro, tipo all’era sovietica. L’azienda stava quasi fallendo finché siamo arrivati noi ed abbiamo ridato una speranza a parecchi operai (per lo più donne). L’obiettivo rimane quello di far crescere il mercato europeo e non spostare le produzioni. “Come dice il nostro marchio – conclude Pigio – Feine Hüte, Made in Beautiful Europe!”.

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