Bonpàt, lo street food in un’app

street food

La loro filosofia quella di parlare solo di cibo di strada quello cioè che puoi mangiare seduto sul marciapiede o i gradini di una scala. La loro missione quella di creare una guida gastronomica dei locali in cui loro stessi hanno bevuto e mangiato, l’idea innovativa è che le quattro persone di cui parlo, Paolo Patrito, Serena Poletto Ghella, Enrica Crivello e Ivan Rachieli, hanno creato Bonpàt, la prima app del cibo di strada a Torino, distribuita come applicazione gratuita per iPhone e dispositivi Android. Ho fatto quattro chiacchiere con l’ideatore originale Paolo.

Come è nata l’idea? E quando avete capito che poteva essere fattibile realizzarla?

Paolo Patrito: l’idea nasce da me e da mia moglie Serena. In origine volevamo fare una guida cartacea, pensando che anche i locali di street food meritassero una vera guida gastronomica a loro dedicata. Quando ne abbiamo parlato con Ivan e Enrica (che ora non fa più parte del progetto) abbiamo capito che si potevano fondere le nostre competenze e creare qualcosa di diverso.

La novità in cosa consiste?

P: principalmente nel tono di voce e nel rapporto di fiducia creato con i nostri utenti. Siamo una vera guida gastronomica dedicata al cibo da strada, cerchiamo di parlare di cibo con leggerezza e senza preconcetti, ci mettiamo la faccia provando personalmente tutti i locali, questo la gente lo sa e ci da fiducia.

Possiamo dire che per adesso è l’unica app su Torino in cui gli ideatori sperimentano sulla propria pelle il cibo?

P: che io sappia si ma non potrei giurarlo.

La mappatura è per adesso solo su Torino, ma so che avete intenzione di allargare il cerchio, avete già qualche città in mente?

P: se parliamo di città pensiamo a Milano, Genova, Roma. Per adesso non c’è nulla di concreto, soprattutto perché operare in trasferta richiede molti fondi. Però ci stiamo lavorando.

Costi e guadagni, qualche consiglio per chi vuole realizzare un’app.

P: oggi ci sono servizi che consentono con modesti canoni mensili e senza grandi competenze di programmazione di mettere su app molto semplici. Diciamo che con 1000/1500 euro/anno si gestisce un’ app su un paio di piattaforme a condizione di fare tutto il lavoro “in casa”. Guadagni: è molto molto difficile, specie se non sei legato a grandi società o non rientri nel giro degli incubatori per start up. Consiglio di partire con una cosa che ti appassiona, avere pazienza, creare un pubblico e nel frattempo elaborare un modello di business.

In che modo la promuovete?

P: principalmente attraverso i social e il blog, dove però non parliamo solo dell’app. Il nostro patrimonio più grande è la comunità degli utenti. Abbiamo poi un accordo con Turismo Torino che ci permette di essere coinvolti in diverse iniziative congiunte.

Il futuro può stare in un’ app?

P: quello prossimo sì, per quello remoto prevedo sistemi più raffinati. Un primo esempio sono le tecnologie che stanno dietro ai Google Glass.

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