Antonio, 40 anni: «Combatto la crisi facendo il marito in affitto»

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«L’azienda per cui lavoravo ha chiuso un anno fa, la manodopera è stata spostata all’estero per risparmiare in risorse umane e in costi di gestione della sede italiana, così da un giorno all’altro a 40 anni, con moglie e figli piccoli mi sono ritrovato a dover reinventare la mia vita». L’incipit della storia di Antonio S. potrebbe essere simile a quella di tanti altri italiani che, dal 2008 risentono della crisi economica, il finale però in questo caso è a sorpresa, si perché oggi lui è un marito in affitto!

Cosa significa essere un marito in affitto?

Antonio S: Aiutare chi per esempio, non sa sostituire una tapparella in casa, chi non sa imbiancare un muro o installare un condizionatore. E ancora, potare un albero in giardino o chi deve fare un trasloco.

Sapeva già fare tutte queste cose?

A.S: Molte le avevo già fatte in casa mia come verniciare, montare mensole, riparare rubinetti, altre le ho imparate sul campo, le prime volte affiancavo un altro marito in affitto più esperto, poi man mano sono diventato autonomo.

Esattamente come funziona il servizio?

A.S: Viene stipulato un contratto di licenza dell’uso del marchio di Il Marito in affitto, si paga una quota di ingresso che varia dalle 200 euro alle 750 e una mensile, anche quella variabile.

Ci sono dei requisiti?

A.S: Sicuramente quello fondamentale è saper essere un buon tuttofare ma, viene richiesta affidabilità e un pizzico di spirito imprenditoriale. Riesci a lavorare con il passaparola e creandoti un buon giro di clienti che ti vedono come un punto di riferimento.

Si guadagna bene?

A.S: I costi dipendono dal lavoro richiesto. Si parte da una base di 15 euro all’ora, poi c’è chi guadagna anche sulla chiamata e/o sui preventivi. Diciamo che qualche mese riesco a raggiungere anche i 900 euro.

Chi sono i tuoi clienti?

A.S: Contrariamente a quel che tutti possono pensare non sono solo single o casalinghe. Ci sono tantissime coppie sposate che non sanno neanche attaccare un quadro o tante coppie gay, insomma il target è differenziato. Le chiamate più divertenti rimangono quelle degli studenti fuori-sede che si vergognano di dirmi per telefono tutto ciò che non riescono a fare!

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