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Nonostante in Italia viga il divieto di coltivazione di sementi OGM, in  Friuli Venezia Giulia nel 2010 vennero seminati illegalmente alcuni campi mediante l’impiego di mais geneticamente modificato. La notizia iniziò a diffondersi, di fronte all’immobilismo delle autorità locali e nazionali.

Greenpeace prese dunque la decisione di attivarsi in merito, occupandosi di prelevare ed analizzare dei campioni, arrivando così a scoprire la posizione esatta dei campi seminati con mais OGM e procedendo all loro isolamento e alla messa in sicurezza della parte superiore delle piante, che stavano già iniziando a disperdere polline OGM, in grado di provocare contaminazioni nei confronti delle colture convenzionali circostanti.

Nonostante l’impegno di Greenpeace, volto alla difesa dell’ambiente e alla protezione delle coltivazioni italiane dagli OGM, a 23 attivisti dell’associazione ambientalista è stato rivolto un decreto di condanna penale per oltre 86 mila euro. Il processo in merito all’attività svolta da parte dei membri di Greenpeace coinvolti nella vicenda si è aperto nella giornata di oggi, giovedì 17 gennaio 2013, a Pordenone.

Il mais geneticamente modificato, che era stato seminato nei capi friulani, è l’ormai purtroppo noto mais Monsanto. Agli attivisti erano stati rivolti due capi di imputazione: invasione arbitraria di terreno agricolo al fine di occupazione e danneggiamento. Il reato di danneggiamento è stato archiviato, mentre dell’invasione arbitraria si tratterà in occasione del prossimo appuntamento con il processo, fissato per il 14 marzo 2013.

“Oggi, a oltre due anni di distanza, sono le persone che hanno puntato il dito sul problema - le coltivazioni illegali - a essere sotto processo per invasione di terreno agricolo, quando in realtà grazie a quell'intervento si è posto fine alla contaminazione in atto”, ha dichiarato Federica Ferrario, responsabile campagna Agricoltura di Greenpeace.

In seguito all’intervento da parte di Greenpeace, la macchina ufficiale delle indagini si mosse e furono poste sotto sequestro le coltivazioni illegali di mais OGM. Iniziò così una più vasta campagna di campionamento nella regione Friuli che, secondo quanto comunicato da parte di Greenpeace, prosegue tuttora.

Greenpeace si appella al Governo italiano in modo che possa adottare misure di salvaguardia nazionale per vietare una volta per tutte la coltivazione di OGM in tutta Italia, per salvaguardare e valorizzare la nostra agricoltura, il nostro ambiente e la salute.

L’Italia è il secondo Paese europeo per riconversione al biologico di terreni agricoli, fattore che testimonia come la salvaguardia del territorio e del pianeta stia a cuore almeno ad una parte della popolazione. Ora la Commissione Europea offre a tutti i cittadini UE la possibilità di esprimere tramite un sondaggio online la propria opinione riguardo alla possibilità di regole più severe per il controllo delle coltivazioni biologiche, in modo da salvaguardare colture e terreni da contaminazioni OGM. Il sondaggio potrà essere compilato online fino al 15 aprile 2013.

 

Marta Albè

 

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