Rio+20 terra' conto di piccoli coltivatori e agricoltura biologica?

Mancano pochi giorni all’appuntamento di risonanza internazionale denominato Rio+20, che si propone di riunire nuovamente a Rio De Janeiro i leader del Pianeta, al fine di compiere un bilancio e di vagliare nuove proposte volte ad uno sviluppo sostenibile globale, a vent’anni dall’appuntamento tenutosi nella medesima località nel 1992. In occasione del “Summit della Terra”, la comunità mondiale aveva deciso di formare un fronte comune al fine di favorire uno sviluppo che tenesse conto in maniera sostenibile delle risorse economiche ed ambientali delle nazioni, dando vita per la prima volta a tre convenzioni internazionali relative a tre tematiche fondamentali: desertificazione, cambiamenti climatici e biodiversità.

Rivisitando le promesse dell'epoca, che comprendevano un impegno nel preservare la dignità dei popoli nonostante il desiderio di sviluppo, è impossibile non tenere conto di come, a distanza di due decenni, le condizioni della Terra dal punto di vista ambientale e degli stili di vita siano decisamente peggiorate. Le discussioni degli ultimi anni attorno ai cambiamenti climatici e a problemi come desertificazione e deforestazione si sono fatte sempre più accese, ma non sempre hanno trovato una soluzione concreta. Per quanto riguarda la biodiversità, sia dal punto di vista delle specie vegetali che relativamente alle specie animali, essa non fa che essere continuamente minacciata dall’inquinamento e dall’erosione di quegli habitat che da paradisi della stessa si stanno riducendo ad oasi dai confini sempre più limitati. In agricoltura la biodiversità è particolarmente minacciata dalla standardizzazione delle colture, dalle monocolture industriali e dalle ancora troppo poco sostenute iniziative volte a preservare quelle varietà di vegetali destinabili all’alimentazione che rimangono baluardo degli unici territori di nicchia che ancora si occupano della loro coltivazione Nei mesi scorsi ho fatto riferimento, ad esempio, all’asparago rosa di Mezzago ed ai fagioli di Pigna.

Il timore è che Rio+20, in nome di un forte desiderio di sviluppo, mascherato sotto la denominazione di “green economy”, tenda a favorire con privilegi i grandi leader dei settori promotori dello stesso, tralasciando le esigenze di coloro che si trovano a lottare nel piccolo, come contadini, piccoli coltivatori ed i promotori di un’agricoltura biologica, ecologica, sostenibile, che non si avvale dell’utilizzo di pesticidi dannosi per uomo, terreno ed animali, oltre a rifiutare OGM e relative sperimentazioni. La speranza è che il dibattito globale di Rio possa riuscire a coinvolgere i temi della difesa dell’ambiente e dell’alimentazione senza trattarli separatamente, comprendendo l’importanza della sovranità alimentare e la necessità di creare un sistema di produzione che possa garantire cibo per tutti, proteggendo le risorse naturali e promuovendo un utilizzo equo dei beni comuni.

A difesa delle esigenze dei piccoli produttori agricoli, le quali però dovrebbero toccare tutti noi e i quali dovrebbero essere imitati nel loro sforzo di difesa del Pianeta attraverso un’agricoltura pulita, si schiera AIAB, l’Associazione Italiana per l’Agricoltura Biologica, che spera nel corso dell’appuntamento mondiale di poter dare voce a coloro che considerano l’agricoltura come parte della soluzione alla crisi economica e sociale, se soltanto la si inserisse in un contesto di reale tutela dell’ambiente, non basato esclusivamente sulla crescita di un capitalismo sempre più sfrenato e deleterio, che non tiene conto della necessità di arginare gli sprechi di risorse. Una parte della soluzione alla crisi economica, ambientale e sociale potrebbe dunque essere rappresentata dalla difesa e dal sostegno nei confronti dell’agricoltura biologica e familiare, dalla promozione di una stabilizzazione del mercato in modo da garantire prezzi più abbordabili per i  consumatori, ponendo fine al land grabbing e tutelando in maniera seria e concreta l’ambiente.

 

Marta Albè

 

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Lunedì, 24 Luglio 2017