“Tell President Dilma”: una petizione di Greenpeace a difesa dell’Amazzonia

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5,5 milioni di km2 di superficie boschiva e un patrimonio inestimabile di biodiversità, tra insetti, piante, uccelli, rettili, anfibi ed altre specie uniche al mondo: stiamo parlando della foresta amazzonica, uno degli ultimi polmoni verdi del nostro pianeta.

La foresta, che ospita anche diverse popolazioni indigene, si estende tra diversi paesi dell’America Latina, situandosi per il 60% in territorio brasiliano. E proprio dal Brasile giungono notizie non esattamente confortanti: gli emendamenti al Codice per le Foreste votati dal Senato federale lo scorso 6 dicembre propongono infatti un “allentamento” delle norme che dal 1965 regolano l’uso del territorio amazzonico.

A partire dagli anni Quaranta, infatti, le attività umane hanno condotto alla distruzione di circa 1/5 della foresta: un disboscamento sistematico sostenuto da motivazioni economiche, per ricavare terreni agricoli, realizzare insediamenti umani e infrastrutture e sfruttare le risorse minerarie della regione.

Le modifiche apportate dal Senato al Codice delle Foreste riguardano in particolare l’ampliamento delle aree boschive utilizzabili per lo svolgimento di attività umane ed economiche e una sorta di “amnistia” sulle irregolarità commesse prima del 2008. Dato che l’ultima parola sugli emendamenti spetta al Presidente della Repubblica federale, Dilma Rousseff, che potrebbe ancora bloccarli esercitando il potere di veto attribuitole dalla Costituzione, Greenpeace le ha indirizzato un appello e una petizione , che è possibile sottoscrivere online.

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