Eco & fashion? La “rivoluzione climatica” di Vivienne Westwood

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Sono sempre di più i volti del mondo della moda e dello spettacolo che si lasciano contagiare dal desiderio di fare qualcosa per l’ambiente e che, a questo scopo, portano avanti delle campagne di sensibilizzazione basate sul non semplice connubio tra stile personale, visibilità mediatica e tematiche green.

Il personaggio di cui parliamo oggi è una delle signore della moda contemporanea, oltre che una paladina dei diritti civili e una strenua sostenitrice della necessità di cambiare le nostre abitudini per fronteggiare i cambiamenti climatici: si tratta di Vivienne Westwood, eccentrica stilista britannica, nota anche ai profani (e alle profane) per aver firmato il sontuoso (e forse un tantino eccessivo…) abito da sposa che Carrie Bradshaw/Sarah Jessica Parker indossa nel film Sex and the City.

Con i suoi settant’anni portati con disinvoltura e grande personalità, la Westwood è stata ed è molto più di una stilista: ad esempio, ha saputo riconoscere il talento di John Simon Ritchie prima che si affermasse come Sid Vicious, ha portato il punk nel mondo della moda, ha espresso più volte una ferma condanna nei confronti del consumismo e della “propaganda consumistica” che permea la nostra società (spingendosi fino a dire che non si dovrebbero acquistare neppure le sue creazioni…) e, infine, ha “inventato” Climate Revolution, la “rivoluzione climatica”, portandola in passerella.

Insomma, siamo di fronte ad un personaggio davvero sui generis. Ma cosa si intende per Climate Revolution? Come viene spiegato su Get a life, il blog della stilista, Climate Revolution è un atto di accusa nei confronti dei meccanismi che hanno fino ad oggi regolato la vita economica e finanziaria dei Paesi più progrediti, fondandola in massima parte su un massiccio e poco lungimirante sfruttamento delle risorse del Pianeta. Per questo, l’economia e la finanza vengono additate come le principali responsabili dei cambiamenti climatici.

L’unica via d’uscita dal vicolo cieco in cui ci troviamo consiste nel difendere quei “beni” che possono ancora salvare la Terra: i ghiacci dell’Artico e le foreste pluviali. Per farlo, però, bisogna contrastare gli interessi di lobby e multinazionali e richiedere a chi di dovere energia pulita (che la Westwood individua nel nucleare, considerandolo la soluzione più rapida e sicura… e qui bisognerebbe aprire una parentesi sull’esistenza di un ambientalismo pro-atomo, fenomeno molto più diffuso di quanto si creda).

Climate Revolution viene inteso dalla Westwood come una sorta di movimento, a cui si può aderire facendo proprio e mettendo in pratica nel quotidiano un decalogo. Tra le regole proposte troviamo, ad esempio, preferire la qualità alla quantità, preparare e cuocere personalmente il cibo che si mangia, evitare la plastica, informarsi e “comprare meno, scegliere bene, far durare”. Insomma, in massima parte si tratta di enunciati di assoluto buon senso, conditi qua e là da un tocco di (inevitabile) “stravaganza fashion”.

E voi cosa ne pensate? Credete che l’impegno di personaggi pubblici sia un bene per le cause ambientali? Oppure ritenete che ci sia una contraddizione troppo profonda tra l’appartenenza al mondo della moda (basato sulla creatività, sullo stile ma anche sul consumo) e l’ambientalismo?

L’immagine è tratta da annabelle.ch

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