Importare rifiuti per produrre energia: un “paradosso” svedese

Avete capito bene: gli Svedesi sono così bravi a riciclare che non producono spazzatura a sufficienza. Cosa significa “a sufficienza”? – vi chiederete voi – In fondo, recuperare molto e abbandonare poco in discarica dovrebbe essere, se non la regola, almeno l’obiettivo. Tuttavia, la Svezia segue un programma di produzione di energia termica ed elettrica che funziona proprio a partire dai rifiuti: quindi, producendo poca spazzatura (grazie alla raccolta differenziata e al riciclo, solo il 4% degli scarti finisce nelle discariche) manca della materia prima necessaria ad alimentare gli inceneritori e a soddisfare le esigenze energetiche della propria popolazione.

Per questo, il Paese scandinavo è costretto ad importare circa 800 mila tonnellate di spazzatura dalla Norvegia (dove bruciare i rifiuti costa più che consegnarli ai vicini svedesi) e spera, in futuro, di ampliare il proprio approvvigionamento, “rifornendosi” da Stati che riciclano poco e che abbandonano molto in discarica, quali l’Italia, la Romania e la Bulgaria.

Alla base del processo di trasformazione dei rifiuti in energia c’è una capillare e rigorosa raccolta differenziata: tra gli scarti da bruciare non devono essere compresi tutti quei materiali che possono essere riciclati (metallo, vetro, carta, plastica…) o che sono potenzialmente pericolosi (come batterie, lampadine, componenti elettroniche…). Prima di essere bruciati, i rifiuti vengono sottoposti ad una sorta di “controllo qualità”, affinché nessun materiale e nessuna sostanza indesiderati vengano destinati alla combustione. Inoltre, il sistema prevede una fase finale di bonifica e di smaltimento di gran parte dei residui del processo.

L’energia termica risultante dalla combustione dei rifiuti corrisponde alla quantità necessaria per riscaldare circa 810 mila case, mentre l’energia elettrica risponde al fabbisogno di 250 mila abitazioni (parliamo di un Paese di circa 10 milioni di abitanti in cui gli inverni sono lunghi e rigidi).

E le emissioni? Stando alla Avfall Sverige – Swedish Trash Management, le emissioni generate dal sistema sono inferiori a quelle che verrebbero prodotte se ogni casa si scaldasse autonomamente con un proprio boiler, senza prevedere un sistema di bonifica. Per chiarire gli eventuali dubbi, la società mette a disposizione degli interessati un documento illustrativo del programma.

Cosa ne pensate? Replichereste la soluzione svedese nel nostro Paese? Cosa pensate degli inceneritori? Ovviamente, l’Italia presenta una realtà diversa rispetto a quella scandinava, con ben 60 milioni di abitanti e una maggiore densità abitativa: per questo, costruire una discarica o un inceneritore significa, nella maggior parte dei casi, andare ad impattare in modo irreversibile sulla vita di una comunità.

Tuttavia, il problema della gestione dei rifiuti è ormai cronico, con emergenze che si ripresentano periodicamente, discariche provvisorie che diventano definitive e insostituibili e una raccolta differenziata che stenta a decollare. L’unica cosa certa è che, a differenza degli Svedesi, non stiamo affrontando la situazione né in modo razionale e né in modo economico.

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