Il secondo mandato di Obama e i cambiamenti climatici

Il 21 gennaio, nell’inaugurare il suo secondo mandato presidenziale, Barack Obama ha dedicato un passaggio del suo discorso al tema dei cambiamenti climatici e delle energie alternative. Non era scontato, dopo una campagna elettorale che aveva (quasi) del tutto dimenticato le tematiche ambientali, per poi citarle frettolosamente nei giorni terribili dell’uragano Sandy.

Ma cosa ha detto di preciso Obama? Pubblico qui di seguito la traduzione del passaggio del suo intervento dedicato ad ambiente e cambiamenti climatici. Noterete molta retorica – come è tipico dei discorsi solenni in genere, della tradizione americana in particolare e dello stesso stile obamiano – ma anche un collegamento nitido tra tecnologie più rispettose dell’ambiente e crescita economica. Più ricerca, più green economy, più occupazione, insomma.

Fronteggeremo la minaccia rappresentata dai cambiamenti climatici, sapendo che, se non lo facessimo, tradiremmo i nostri figli e le generazioni future. Qualcuno può ancora negare il responso della scienza, ma nessuno può evitare l’impatto devastante di incendi violenti, siccità rovinose e tempeste sempre più potenti. Il percorso verso un’energia sostenibile sarà lungo e talvolta difficile. Ma l’America non può astenersi da questa transizione. Deve guidarla. Non possiamo cedere ad altre nazioni una tecnologia che porterà nuovi posti di lavoro e nuove industrie: dobbiamo essere noi a rivendicare la sua promessa. In questo modo manterremo la nostra vitalità economica e il nostro tesoro nazionale: le nostre foreste, i nostri corsi d’acqua, i nostri terreni coltivabili, i nostri picchi innevati. In questo modo preserveremo il nostro Pianeta, che Dio ci ha dato perché ce ne prendessimo cura.

Ascoltando questo passaggio, il mio primo pensiero è stato: che bello se anche qualche politico italiano parlasse dei nostri boschi, dei nostri laghi e fiumi, delle nostre campagne, dei nostri mari e delle nostre montagne come del nostro “tesoro nazionale”… sarebbe un riconoscimento alla bellezza e al valore del nostro territorio, e un monito in sua difesa. Ma anche in questa campagna elettorale l’ambiente sembra essere il grande assente…

Il secondo pensiero, invece, è una domanda: siamo di fronte ad una retorica politica buona per rabbonire e tranquillizzare sostenitori e simpatizzanti (una sottile forma di greenwashing, insomma…) oppure il nuovo mandato segnerà una svolta reale nelle politiche presidenziali (fino ad ora piuttosto blande in campo ambientale)? I prossimi quattro anni saranno davvero all’insegna del “verde”? Come si suol dire, ai posteri l’ardua sentenza…

L’immagine è tratta da adnkronos.com

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