I numeri della mortalità infantile nel mondo in un report di Save the Children

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Le prime 24 ore di vita sono, per un neonato, le più pericolose: è quanto emerge dal report Ending Newborn Deaths: Ensuring Every Baby Survives, recentemente pubblicato da Save the Children. Per 1 milione di bambini, infatti, il primo giorno di vita è anche l’ultimo.

I numeri, con la loro fredda e implacabile precisione, ci dicono anche che, nel 2012, nel mondo 2,9 milioni di bambini sono morti nel corso dei primi 28 giorni di vita e che 1,2 milioni di neonati hanno perso la vita durante il parto, a causa di un travaglio troppo prolungato, di infezioni o di complicazioni quali la pre-eclampsia.

Una strage silenziosa, che potrebbe essere evitata o comunque notevolmente ridimensionata se le gestanti avessero accesso a controlli e cure elementari nel corso della gravidanza e se fossero assistite, nel delicato momento del parto e nei primissimi giorni di vita dei loro figli, da personale sanitario qualificato.

Secondo il report, infatti, circa 40 milioni di donne, ogni anno, partoriscono in assenza di un’operatore sanitario che possa intervenire in caso di emergenza: di queste, circa 2 milioni partoriscono in assoluta solitudine, spesso in situazioni di profondo disagio sociale, economico e psicologico.

Accade per povertà, perché le cure sono costose, per scarsità di medici e ostetriche (un esempio su tutti: in Afghanistan si calcola che vi sia una sola ostetrica ogni 10 mila abitanti), perché le madri vivono in villaggi isolati o in aree rurali mal collegate con i centri urbani.

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Insomma, anche se dal 1990 ad oggi il numero di bambini deceduti prima di compiere cinque anni è stato dimezzato (dai 12,6 milioni di allora ai 6,6 milioni del 2012) molto resta ancora da fare sul fronte della prevenzione della mortalità infantile: e garantire a tutti una nascita in condizioni elementari di igiene e sicurezza è di certo tra i passi più urgenti e importanti da compiere.

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