Greenpeace avverte: sostanze chimiche nocive nei vestiti per bambini

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Possiamo fidarci delle scarpine, delle tutine e dei vestitini che, spesso a caro prezzo, acquistiamo per i nostri figli? Secondo un report diffuso di recente da Greenpeace, la risposta è un bel NO. Piccoli mostri nell’armadio rivela infatti la presenza di sostanze tossiche potenzialmente molto nocive in calzature e capi di abbigliamento destinati ai più piccoli. E sul banco degli imputati salgono diverse marchi di fama internazionale.

La presenza di sostanze pericolose in scarpe e vestiti non è una novità in senso assoluto, dato che, quando un agente chimico viene utilizzato nella fase di lavorazione di tessuti e pellami, è inevitabile che lasci delle tracce anche sul prodotto finito. La speranza era che vi fosse più attenzione nella produzione di articoli destinati ai più piccoli, bambini e neonati.

E invece la ricerca Piccoli mostri nell’armadio, condotta da Greenpeace nell’ambito della campagna Detox, lanciata nel luglio 2011 per chiedere una moda sostenibile e atossica e acque pulite, mostra che non vi sono differenze significative tra “il livello di sostanze chimiche rilevate in questo studio e quello riscontrato in analisi precedenti (per lo stesso tipo di sostanze chimiche pericolose) su capi di abbigliamento per adulti (uomo/donna).”

Le analisi sono state condotte su 82 articoli destinati a bambini e neonati, acquistati tra il maggio e il giugno 2013 in 25 Stati e che risultavano prodotti in 12 Paesi diversi. Il campionamento comprendeva marchi molto noti, alcuni dei quali molto amati da noi mamme: American Apparel, C&A, Disney, Gap, H&M, Primark, Uniqlo, Adidas, Puma, Nike, LiNing e Burberry.

I prodotti in questione sono stati inviati ai laboratori di Greenpeace presso l’Università di Exeter, in Gran Bretagna, da dove sono stati smistati a laboratori indipendenti accreditati, per essere opportunamente testati.

In ben 50 prodotti è stata riscontrata la presenza di Nonilfenoli etossilati (NPEs), per quanto in concentrazioni variabili, mentre in 33 dei 35 articoli che presentava stampe al plastisol sono stati rinvenuti ftalati. In alcuni prodotti sono stati inoltre trovati composti organici dello stagno, composti perfluorurati e antimonio.

A fronte di questi risultati (decisamente sconfortanti…), Greenpeace chiede a gran voce a tutti i marchi presenti sul mercato, a cominciare dalle multinazionali dell’abbigliamento, di impegnarsi a mettere al bando tutte le sostanze chimiche pericolose entro il 1 gennaio 2020.

Appelli e pressioni di questo tipo hanno già sortito buoni risultati visto che, dal lancio della campagna Detox, 18 importanti aziende del settore della moda, tra cui H&M, Zara, Valentino e Puma, si sono impegnate pubblicamente ad eliminare progressivamente tutti gli agenti potenzialmente nocivi dai propri processi di produzione.

Ma la strada da percorrere per garantire ai nostri figli di vivere in un mondo che sia il più possibile libero da sostanze chimiche pericolose è ancora molto lunga e impegnativa.

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