“Abitare solidale”: un progetto toscano di coabitazione e solidarietà

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Coabitare per combattere la crisi economica e creare collaborazione e integrazione sociale. Ascoltando un programma radiofonico sono venuta a conoscenza di Abitare solidale, un progetto di coabitazione (o cohousing) nato in Toscana e promosso dall’Auser (un’associazione di volontariato impegnata nel favorire l’invecchiamento attivo della popolazione) per trasformare il problema abitativo in un’occasione di incontro tra persone e per creare una rete sociale di aiuto, sostegno e cooperazione. Un nuovo tipo di welfare, insomma. Di cosa si tratta, in concreto, e come funziona?

Il punto di forza del progetto è favorire l’incontro di risorse e bisogni complementari. Da un lato, anziani soli, che vivono in case fin troppo grandi per le loro necessità, oppure famiglie con difficoltà nel conciliare orari di lavoro e impegni scolastici ed extrascolastici dei figli. Dall’altro, persone alla ricerca di un’abitazione dignitosa ed economicamente sostenibile (studenti, lavoratori, nuclei familiari, uomini o donne in difficoltà…). L’obiettivo è mettere in contatto individui con necessità diverse ma conciliabili, che possano coabitare aiutandosi a vicenda, rispettando le reciproche esigenze e abitudini, condividendo risorse e abilità e collaborando in modo responsabile nella quotidianità, assumendosi cioè oneri precisi e traendone altrettanti vantaggi.

In un momento di crisi economica come questo, una coabitazione così strutturata potrebbe essere una soluzione efficace a due tipi di problemi sociali: da un lato, le difficoltà e l’emarginazione a cui rischiano di andare incontro le persone (e sono sempre di più…) che non hanno un reddito sufficiente per poter accedere ad affitti e mutui o che faticano, come si suol dire, “ad arrivare a fine mese”; dall’altro, l’isolamento di quanti hanno perso oppure vivono lontani dai propri affetti e devono fronteggiare ogni problema o incombenza quotidiana in totale solitudine.

L’immagine è tratta da safekidscanada.ca

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