L'innalzamento del livello dei mari tra scienza e propaganda politica

Molti scienziati operano una correlazione diretta tra innalzamento del livello dei mari e cambiamenti climatici, sottolineando come vi sia un rapporto causale tra attività umane, riscaldamento globale e scioglimento dei ghiacci dei Poli. Sebbene questa tesi non sia unanimemente accettata (e su questo torniamo tra qualche riga), resta il fatto che, qualunque ne sia la causa diretta, il livello dei mari stia aumentando sensibilmente, esponendo alcune aree geografiche e le popolazioni che le abitano ad un rischio enorme.


I dati diffusi dall’ESA – European Space Agency mostrano come, nei 18 anni monitorati (dal 1992 al 2010), il livello dei mari del globo terrestre sia aumentato in modo difforme e discontinuo nelle diverse aree del Pianeta, con una media di 3 millimetri all’anno. Gli innalzamenti più accentuati si sono avuti in alcune aree del Pacifico, dove sono stati raggiunti i 12 millimetri; in altre aree, invece, si sono registrati anche degli abbassamenti. In generale, se nei prossimi decenni questo trend di aumento millimetrico ma costante non verrà invertito, si stima che, entro l’anno 2100, l’innalzamento medio dovrebbe essere di circa 1 metro.

Se ciò dovesse verificarsi, è evidente che quegli Stati che presentano ampie zone al di sotto del livello del mare, come la Papua Nuova Guinea, le Isole Salomone, l’Indonesia, le Maldive, il Bangladesh e le Filippine – solo per citare alcune delle aree geografiche più esposte al pericolo – saranno soggette a inondazioni sempre più imponenti e pericolose, che ne minacceranno la stessa sopravvivenza.

La CNN ha pubblicato sul suo sito una mappa interattiva che mostra l’impatto che l’innalzamento del livello dei mari potrebbe avere su alcune zone della Terra, e le misure che sono state o che saranno adottate per prevenire il problema. Date un’occhiata se avete tempo, vengono menzionati anche Venezia e il MOSE.

C’è anche chi smentisce o critica i dati sull'innalzamento delle acque terrestri (in proposito, vi segnalo questo sito, che risponde alle perplessità più comuni tra gli scettici e i "negazionisti" dei cambiamenti climatici), affermando che non si è registrata alcuna variazione realmente significativa del livello dei mari e che determinati aumenti possono essere spiegati con ragioni diverse dal riscaldamento globale, come ad esempio la sedimentazione dei fondali marini o i movimenti tellurici.

Di certo, la recente politicizzazione del dibattito sui cambiamenti climatici non aiuta a leggere i dati a nostra disposizione con la necessaria obiettività. Al contrario, in molti casi l’appartenenza ad uno schieramento politico piuttosto che ad un altro influenza pesantemente il giudizio sulle teorie scientifiche. E non mi riferisco solo agli Stati Uniti, dove tale polarizzazione è estrema (lo abbiamo visto parlando dell’attuale campagna elettorale per la presidenza) ed è in parte condizionata dal fatto che, tra i primi a denunciare la gravità dei cambiamenti climatici, sia stato un ex vice-Presidente e un ex pretendente democratico alla Casa Bianca, Al Gore, nel suo Una scomoda verità.

Di fatto, non solo negli Stati Uniti ma anche in Europa e nel nostro Paese, dibattito politico e divulgazione scientifica sembrano porre la questione dei cambiamenti climatici in termini di “credere” o “non credere”: come se si trattasse di un dogma verso cui compiere un atto di fede, piuttosto che di un problema scientifico basato su dati da analizzare, verificare e sviscerare.

Se vogliamo compiere le scelte più sagge per il nostro futuro e per quello del Pianeta, questo atteggiamento non è certamente il più utile, né il più intelligente.

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Sabato, 18 Novembre 2017