Sardegna, il dolore per la tragedia e la prevenzione che non c'è

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Volevo scrivere qualcosa sulla tragedia che ha colpito la Sardegna, dopo aver letto l'intervista dell'Espresso ad Alessandro Trigila, ricercatore dell'Ispra ed esperto di frane e dissesto idrogeologico e, soprattutto, dopo essermi imbattuta nella riflessione dello scrittore sardo Gavino Ledda. In entrambi i casi, in modi molto diversi, torna di attualità il tema di una natura violata che, all'improvviso, sembra chiedere il contro di anni di abusi.

In particolare, Ledda scrive:

"Come si fa a pensare che l'acqua debba risalire la montagna e non andare a valle sino al mare? Per quale ragione non si tiene conto dell'esigenza di assecondare la natura quando si fanno opere per l'agricoltura, per l'architettura, per le urbanizzazioni? Perché la gente deve fare come le scimmie e arrampicarsi sugli alberi per salvarsi dall'acqua? Come si fa a vivere in cantine e poi ritenere che non si allagheranno?"

Poi, dando un'occhiata a questo blog, ho scoperto che la maggior parte delle cose che avrei potuto dire l'avevo già scritta qualche mese fa in una serie di post dedicati al tema del dissesto idrogeologico.

Così, piuttosto che stare a ripetermi, concludo queste poche righe con un pensiero e un augurio. Un pensiero partecipe e solidale dedicato alla popolazione colpita dall'alluvione, perché trovi la forza di risollevarsi e di andare avanti. E un augurio all'Italia intera, affinché, almeno questa volta, alla retorica e alla contrizione tipici delle grandi tragedie nazionali (quelle che ci fanno piangere per due settimane, ma che poi rapidamente dimentichiamo) seguano finalmente fatti concreti, a partire dall'investimento in attività di prevenzione fino alla messa in sicurezza delle aree più a rischio.

Quello che ho già scritto in materia di dissesto idrogeologico e natura violata, invece, lo trovate qui:

Dissesto idrogeologico, storia di un paesaggio violato

Frane, inondazioni e dissesto idrogeologico: i numeri dal 1960 ad oggi

"Mai più": cose del 2012 che non vorremmo nel 2013

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