Amazzonia e petrolio: il fallimento dell’iniziativa Yasuni-ITT

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Qualche mese fa avevamo parlato dell'iniziativa Yasuni-ITT, attraverso la quale l'Ecuador si era impegnato a non autorizzare l'estrazione di petrolio dal sottosuolo del Parco Nazionale Yasuni, una straordinaria riserva di biodiversità nel cuore della foresta amazzonica, a fronte di una compensazione economica da parte degli altri Stati del mondo. Ebbene, l'iniziativa, unica nel suo genere e che faceva ben sperare in un nuovo corso per la conservazione di una foresta patrimonio dell'intera umanità, è miseramente fallita.

Il principio che, ormai sei anni fa, aveva portato a concepire l'iniziativa Yasuni-ITT era chiaro: l'Amazzonia è di tutti, proteggiamola insieme, facendo tutti un sacrificio. Il piccolo Stato andino, sotto l'egida delle Nazioni Unite, rinunciava ad una preziosa fonte di guadagno - l'oro nero custodito nel proprio sottosuolo - per preservare un bene collettivo e, a titolo di compensazione, chiedeva agli altri Stati del mondo di contribuire con una donazione.

Lo scorso agosto, tuttavia, il Presidente ecuadoriano Raphael Correa ha dichiarato di aver firmato un decreto che liquida una volta per tutte il fondo istituito a sostegno dell'iniziativa Yasuni-ITT: un atto formale che, di fatto, pone fine all'intero progetto e apre alla possibilità di estrarre petrolio nell'area protetta.

Il Presidente ha motivato al propria scelta sostenendo che, dei 336 milioni di dollari promessi negli ultimi anni dalla comunità internazionale, ne sono stati effettivamente versati poco più di 13: troppo pochi, tanto più che il Governo puntava a ricevere una somma di circa 3,5 miliardi di dollari in 12 anni, per compensare la perdita dei benefici economici che sarebbero derivati dallo sfruttamento dei giacimenti.

A fronte di un impegno insufficiente e spesso solo "verbale" da parte degli altri Stati del mondo, accusati più o meno esplicitamente di "ipocrisia" ("Il mondo ci ha tradito, non possiamo più aspettare"), Correa ha sostenuto la necessità di procedere con le estrazioni in una parte circoscritta dello Yasuni, che riguarderebbe (almeno sulla carta) l'1% dell'intera area

La decisione, che potrebbe inaugurare una nuova stagione di perforazioni nel cuore della foresta amazzonica, sta sollevando proteste e contestazioni da parte di oppositori politici e ambientalisti e probabilmente verrà sottoposta ad un referendum, anche perché nel Parco vivono delle popolazioni indigene la cui esistenza verrebbe stravolta dall'avvio dei lavori.

Lo Yasuni, nel cui sottosuolo si stima che sia custodito il 20% dell'oro nero presente in Ecuador, non è l'unica zona della foresta amazzonica in cui il Governo sta meditando di inaugurare delle concessioni per l'estrazione. Anche perché attualmente il petrolio è la "merce" che, più di ogni altra, sorregge l'economia del Paese andino, alimentandone le esportazioni: ogni giorno vengono prodotti 538.000 barili, metà dei quali prende la direzione degli Stati Uniti.

Il video che segue (in inglese e spagnolo) è una sorta di cronaca del fallimento dell'iniziativa Yasuni-ITT, che non risparmia critiche alla decisione del Presidente ecuadoriano.

 

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Sabato, 18 Novembre 2017