WWOOF: dove tutto è cominciato

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Arrivi a Winslow, pochi chilometri da Londra, e accanto al paese di 5000 anime trovi una bella casa di campagna vittoriana.

Non diresti mai che questa è la sede di una comunità nata negli anni ’70, abitata da 17 adulti e 8 bambini, e soprattutto sede attuale del WWOOF UK.

Per chi non lo conoscesse, WWOOF è un network nato per connettere fattorie biologiche e volontari, presente in tutto il mondo. WWOOF è l’acronimo di World Wide Opportunities on Organic Farms, una semplice e meravigliosa idea nata 42 anni fa dalla mente di Sue Coppard, cittadina londinese con la passione per il cibo buono e un forte bisogno di ritrovare il contatto con la terra.

Detto, fatto: nel 1971 Sue mise un annuncio sul settimanale Time Out per invitare altri cittadini a un weekend di lavoro in campagna, in una fattoria biodinamica vicino alla città. Risposero in 3. L’esperimento piacque. Sue ci riprovò, e di nuovo accadde. Sempre più cittadini e sempre più fattorie interessate. Così nacque la prima rete dei Working Weekends On Organic Farms.

Oggi la rete è organizzata a livello nazionale in 51 paesi ed è diventata incredibilmente diffusa: basti dire che nel 2011 il numero degli hosts (le fattorie ospitanti) è arrivato a ben 11.899 e quello dei WWOOFers (i volontari) a 80.149. Un network così grande che dal 1 maggio 2013 si è deciso di creare una federazione internazionale, la FOWO, per fornire maggiore supporto agli hosts e informazioni agli aspiranti WWOOFers in tutto il mondo.

Per spiegare come funziona, prendiamo ad esempio proprio la Red Field Community di Winslow e una guida d’eccezione: James Dennis, Publicity and Projects Worker di WWOOF UK. “Chi sceglie la nostra realtà, aiuta nell’orto o in cucina, in genere solo 5-6 ore al giorno. Il tipo di lavoro viene deciso insieme a seconda del periodo e dei progetti attivi in quel momento, ma non c’è bisogno di avere particolari esperienze alle spalle o particolari capacità. Per ambientarsi in una comunità così grande come la nostra, chiediamo ai WWOOFers di stare con noi una sola settimana la prima volta. Ma non è una regola, ogni fattoria si organizza a modo suo. Spesso qui vengono famiglie, qualcuno porta anche i propri animali domestici, ma ci sono fattorie che preferiscono di no. Noi raccomandiamo sempre a host e volontari di trovare un momento per conoscersi e decidere insieme come organizzarsi”.

Chiaro e semplice. Per iscriversi al WWOOF basta scegliere il Paese di destinazione, pagare una quota associativa annuale (in Italia è 25 euro), ricevere la lista descrittiva delle fattorie presenti e scegliere quella più consona ai propri interessi. I volontari ricevono vitto e alloggio gratuiti, donando in cambio parte del proprio tempo e delle proprie energie alla campagna. E imparando come produrre cibo rispettando l’ambiente, a costo zero. Le fattorie ospitanti sono tutte di piccole dimensioni, cooperative o aziende familiari. Ognuna è una realtà a sé.

Si può anche essere WWOOFer di continuo in più parti del mondo e in effetti non si può nascondere che questo sia un bel modo di viaggiare: “Quello che importa” mi racconta James “è l’interesse genuino dei volontari per la campagna e l’agricoltura biologica, una predisposizione alla conoscenza e allo scambio. Anche per l’host è un impegno avere dei volontari e quindi è importante che ci sia rispetto reciproco”.

In effetti, ci sono tanti modi per viaggiare: come WWOOFer si ha la possibilità di sperimentare come si vive davvero in una località e il tempo di parlare con la gente reale. Significa essere parte di un progetto.

Siti di riferimento:

FOWO official website http://www.wwoofinternational.org/

WWOOF Italia http://www.wwoof.it/it/

WWOOF UK James DennisWWOOF UKWWOOFUK Red Field Commnityb2ap3_thumbnail_WWOOF_UK_serra.jpgRed Field Community

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