Sì o no alla sterilizzazione dei nostri animali?

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Uno dei primi interventi che vengono praticati sulle nostre cagnette e gattine è la sterilizzazione. Se viene chiesto consiglio al proprio veterinario, egli risponderà che sarebbe meglio effettuarla intorno al primo calore.

La sterilizzazione è un’operazione, se vogliamo, “indispensabile”: per alcuni può essere considerata contro natura, ma se si vuol ben vedere, anche evitare in tutti i modi di non far accoppiare i nostri animali è un’azione contro natura, infatti per loro invece l’accoppiamento rientra nel proprio istinto; può sembrare un gesto egoistico da parte dell’uomo, spesso si pensa solo ai vantaggi che tale intervento potrebbe portare a noi proprietari: mancato calore periodico, mancanza di perdite ematiche da dover gestire per non sporcare, mancanza di vocalizzazioni e maschietti che gironzolano intorno alla “donzella”, ecc ecc. Ma come tutte le cose bisogna guardare l’altro aspetto, non poco importante, anzi: la sterilizzazione è l’unico metodo disponibile per controllare il randagismo (tale discorso comunque vale soprattutto per gli animali a vita libera) e quindi anche la diffusione di malattie infettive gravi che possono compromettere la vita stessa degli animali; inoltre si prevengono patologie che possono anche mettere a rischio la vita stessa delle nostre cagnette/micette: possono infatti svilupparsi infezioni o tumori all’utero, neoplasie a livello delle mammelle (spesso in età un po’ avanzata, e con l’invecchiamento un intervento chirurgico potrebbe risultare naturalmente più rischioso, soprattutto se nel frattempo si sono sviluppate anche altre patologie, ad esempio cardiache o respiratorie). Stando agli studi effettuati si consiglia persino di sterilizzare le nostre pelosone prima del prima calore, comunque sempre aspettando che abbiano raggiunto il completo sviluppo: questo sembra prevenire l’insorgenza di tumori alla mammella per una percentuale maggiore.

Quindi se si ha intenzione di non far accoppiare i propri animali, è consigliabile sterilizzarli il prima possibile.

L’intervento consiste nell’asportazione delle sole ovaie (ovariectomia; solitamente quando il soggetto è giovane e l’utero non presenta problematiche) oppure sia delle ovaie che dell’utero (e allora si parla di ovarioisterectomia). E’ un intervento di routine, che non comporta particolari conseguenze; anzi, le nostre degenti potranno tornare a casa lo stesso giorno dell’intervento. Solitamente sulla ferita il veterinario non applica nulla, eventualmente una garza; viene somministrato in sede l’antibiotico e poi prescritto anche a casa; se i punti non sono riassorbibili verrà chiesto di ripresentarsi in ambulatorio dopo 7-10 giorni. L’unica accortezza deve essere quella di tenere a digiuno l’animale fino al giorno successivo e evitare che salga su piani rialzati (divani, sedie, tavoli) per evitare che possa cadere se l’anestesia non è stata ancora completamente smaltita (questo vale per tutti gli interventi chirurgici). Potrebbe essere necessaria anche l’applicazione del collare elisabettiano per evitare che i punti vengano strappati via prima del tempo necessario per la cicatrizzazione..

Per ricorrere a dei rimedi naturali, sulla ferita può invece essere applicata Calendula tm che oltre a tenere pulita e disinfettata la ferita, facilita anche la cicatrizzazione; un’alternativa può essere l’estratto di semi di pompelmo.

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