I piccoli spiegano ai grandi l’importanza di amare l’ambiente

Condividi su Whatsapp Condividi su Linkedin

Manca poco più di un mese alla Cop 21, ma in pochi sanno cosa essa sia. Eppure è un evento epocale, che potrebbe segnare una svolta nella lotta ai cambiamenti climatici.

La Cop 21 è la 21esima Conferenza delle Parti della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici. Si terrà a Parigi dal 30 novembre all’11 dicembre 2015. È un evento molto importante, in quanto per la prima volta, dopo anni di mediazione da parte delle Nazioni Unite, forse si arriverà ad un accordo mondiale sul clima e su cosa fare per evitare i temuti cambiamenti climatici, le cui conseguenze sono sotto i nostri occhi ormai da tempo (basti pensare alle recenti alluvioni in diverse parti d’Italia, o al devastante uragano Katrina del 2005).

Nell’occuparsi (e preoccuparsi) di questo climate change, i bambini sembrano più avanti rispetto agli adulti, come ci mostra questa video intervista di Giuseppe Toninelli, inviato di Giornalisti nell’erba:

 

Il merito di questa precoce sensibilità va senza dubbio a quegli insegnanti, negli ultimi anni per fortuna sempre più numerosi, che hanno capito quanto sia importante che gli alunni ricevano un’educazione ambientale, ma soprattutto un’educazione allo sviluppo sostenibile. Così come viene detto sul sito del Ministero dell’Ambiente, questo tipo di educazione è “un processo che dura tutta la vita ed ha un approccio olistico”, nel senso che “tocca tutti gli aspetti della vita e i valori, al centro dei quali vi è il rispetto per gli altri, inclusi quelli delle generazioni presenti e future, per la diversità, per l’ambiente, per le risorse della Terra”.

L’educazione allo Sviluppo sostenibile dovrebbe dunque essere una materia trasversale ed interessare tutte le materie, proprio perché si parte dal concetto fondamentale di rispetto dell’altro. Un concetto che al giorno d’oggi molti, anche fra i ragazzi, faticano a fare proprio, poiché si basano la propria vita e i propri comportamenti su uno smodato egocentrismo.

La difficoltà di ragionare in maniera non egocentrica risulta evidente anche da qualcosa di apparentemente semplice come l’alimentazione. Trattando di acqua virtuale (l’acqua che ogni prodotto materiale si porta dietro, dalla sua produzione fino al suo smaltimento) in classe, è possibile vedere come a molti non interessi minimamente che per produrre un hamburger di 150 g occorrano ben 2400 litri di acqua! Vince su tutto il proprio volere, il proprio “benessere”, e non si pensa affatto che le nostre scelte alimentari possano avere una ricaduta sull’intero pianeta!

Di qui l’importanza di una costante riflessione, che gli insegnanti non dovrebbero mai smettere di alimentare. La consapevolezza che le nostre scelte possono sempre fare la differenza dovrebbe essere un mantra quotidiano.

Condividi su Whatsapp Condividi su Linkedin
Mediterranea

Olio di oliva e materie prime a km0: come nasce una crema Mediterranea

Misura

“A Misura di verde”: al via il progetto che pianterà oltre 13mila alberi in Italia per combattere i cambiamenti climatici

Schär

Schär Bio, il gluten free biologico che ha contribuito a far nascere una foresta

Famas

Arriva la fibra di basalto per un isolamento performante

Terranova integratori

Come rafforzare il sistema immunitario prima dell’inverno

Cristalfarma
NaturaleBio
Seguici su Instagram
seguici su Facebook