Rifiuti plastici in mare: neppure l’Artico si salva

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Mantengo la promessa fatta nei precedenti post e anche stavolta vi parlo di altri “tesori” ritrovati in fondo al mare. Il tesoro in questione sono rifiuti plastici che se correttamente conferiti potrebbero essere in buona parte riciclati senza andare a depositarsi in fondo al mare. Dopo l’Oceano Pacifico, il Mar Mediterraneo, l’ultima segnalazione arriva dal Mare Artico.

La notizia è di qualche giorno fa: attraverso una speciale apparecchiatura fotografica chiamata Ocean Floor Observation System (OFOS), alcuni scienziati hanno osservato le condizioni del fondo marino ad Hausgarten, un ”osservatorio” del Mare Artico che si trova nello stretto di Fram, tra la Groenlandia e l’arcipelago norvegese delle Svalbard.

Con oltre 2.000 immagini, i risultati dell’analisi fotografica hanno dimostrato che i rifiuti sul fondo di questa area marina – sarebbero per lo più sacchetti di plastica – sono raddoppiati nel corso di un decennio (dal 2002 al 2011), con un picco particolare tra il 2007 e il 2011. Secondo i ricercatori un tale aumento, pari al 2%, è una cifra ritenuta ”molto elevata” per la regione più isolata della Terra aggiungendo inoltre che nella zona è stata registrata una quantità di immondizia superiore di quella osservata non lontano dalla industrializzata Lisbona.

Ho controllato il numero degli abitanti delle Isole di Svalbard: sono 2.625 (anno 2007). La produzione e l’abbandono di così tanta plastica non mi sembra quindi imputabile agli abitanti dell’arcipelago. Allora mi chiedo quanti chilometri può fare un sacchetto di plastica in fondo al mare? E per quanti anni? Cerco di verificare, le risposte nei prossimo post.

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