Aprile: tempo di orchidee spontanee

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Nel mese di aprile, passeggiando per prati, si possono “avvistare” piccoli capolavori di biodiversità: alcuni di questi sono le orchidee spontanee del genere Ophrys.

Piccole e delicate, spesso nascoste nella più alta e fitta vegetazione che caratterizza questo periodo, spesso così minute da doverci inginocchiare per riuscire ad ammirarle e prenderne un ricordo, rigorosamente solo fotografico!

Ma la loro piccola taglia non le rende certo meno preziose delle loro cugine esotiche: sono orchidee dalle forme e i colori più singolari ed eleganti.

Uno degli elementi che meglio le caratterizza è il loro fiore molto particolare, che in questo genere ha subito profonde modificazioni nella forma. Soprattutto, il fiore delle Ophrys ha differenziato il labello (dal latino labellum, piccolo labbro): questo altro non è che il risultato della modificazione di uno dei petali in forme e colori più vari. Spesso il labello è ricoperto da una sottile peluria, o appare vellutato, facendo più attenzione, sembrerebbe proprio un insetto!

È questo infatti il gioco che l’evoluzione fa con queste piccole orchidee: fargli imitare gli insetti pronubi: rigonfi, vellutati, con sporgenze e piccoli disegni simili a occhi, e dai colori e odori simili agli insetti femmina. Gli insetti maschi, attratti da questo inganno, trasportano così involontariamente il polline da un fiore all’altro, tra fiori della stessa specie o di specie simili.

Questo evento è anche alla base della grande variabilità genetica di queste orchidee, e il motivo della presenza di numerosi ibridi (se ne contano ogni anno sempre di nuovi), rendendolo un genere in continua evoluzione.

Il fascino di queste orchidee risiede anche in questo, così come nella loro rarità. Complice anche il loro essere assolutamente selvatiche e “non addomesticabili”, impossibili da coltivare in vaso o in giardino, vista la loro alta specializzazione, strettamente legata al terreno sul quale crescono e all’ ecosistema che le ospita. Sono inoltre molto fragili: essendo adattate ad ambienti specifici e insetti molto specializzati, anche un piccolo perturbamento nell’ecosistema rende difficile la loro riproduzione e propagazione.

Il consumo del territorio, l’abuso di insetticidi e il degrado dei siti naturali in cui si trovano a crescere determina una loro rapidissima scomparsa, proprio per questo molte sono ormai specie rare, in via di estinzione o estinte.

Per la stessa ragione, la presenza di un’orchidea selvatica in un prato è garanzia di un ambiente sano e un ecosistema felice!

Foto: Prima foto: orchidee del genere;Ophrys, (da destra), Ophrys garganicaOphrys lutea, Ophrys bertolonii

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