IL SONNO DEI BAMBINI, pavor nocturnus

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Il sonno tranquillo dei bambini è un traguardo difficile da raggiungere per molte famiglie.

Chissà quante mamme si ritroveranno in queste parole!

I miei due bambini mi hanno fatta letteralmente impazzire per i primi due anni. Il più piccolo, che li ha appena compiuti, comincia a normalizzarsi solo ora.

Secondo la mia esperienza di mamma e di educatrice, i “metodi” che consistono nell’eterna lotta tra il farli piangere o il tenerli in braccio, valgono a poco…

Penso che il segreto sia semplicemente tener duro e seguire l’istinto e quel buon senso che ti fa capire fin dove puoi assecondare il tuo bambino e quello che puoi “sopportare” per il benessere familiare.

E poi quando i bambolotti decidono magicamente che è ora di dormire una notte intera, subentrano a disturbare la quiete raggiunta, con tanta fatica, altri episodi strani che ti spiazzano.

Sto parlando del Pavor Nocturnus. Avete familiarità con questo argomento?

Io l’ho scoperto direttamente con mia figlia, per la prima volta, quando aveva due anni e mezzo e ho imparato a gestirlo pian piano. Lei ora ha 6 anni e ogni tanto ha una crisi.

Che cos’è in poche parole?

Direi che la definizione più calzante è questa: anomalia del sonno che si verifica nella fase di passaggio tra il sonno molto profondo, non REM, e il sonno leggero (la fase REM nella quale si formano i sogni)

Il lasso di tempo per capirci è quello che segue di minimo 15, massimo 90 minuti l’ora in cui il bambino ha preso sonno.

Non si è ancora riusciti a definirlo in modo univoco dal punto di vista funzionale ed elettroencefalografico; qualcuno può vedere dietro a queste crisi la risposta del bambino ad un periodo stressante che la famiglia sta vivendo, ma più probabilmente il motivo è da ricercarsi in un ritardo nella maturazione della normale sequenza dei cicli di sonno.

Quindi si tratta di un disturbo assolutamente non patologico che interessa i bambini tra i 3 e 6 anni. Qualche volta si manifesta anche prima, attorno al secondo anno di vita, come per mia figlia, altre volte si prolunga, sporadicamente, fino alla pubertà.

Il bambino quindi non sta sognando, non si tratta di un incubo, come spesso sembrerebbe.

Fisicamente il Pavor Nocturnus si riesce a identificare perchè è accompagnato da alcuni sintomi comuni di tipo neurovegetativo: tachicardia, sudorazione intensa, aumento della frequenza respiratoria e dilatazione delle pupille.

Il tono muscolare aumenta come nella veglia, tanto che i bambini si alzano, si mettono seduti sul letto o addirittura camminano.

Il tutto dura di solito una diecina di minuti.

Mia figlia per esempio, zuppa di sudore, urla come una matta “mamma mamma”, spalanca gli occhi, si inarca e si irrigidisce tutta, diventa difficile tenerla in braccio. Indica nel vuoto terrorizzata come se vedesse chissà cosa, straparla…

In effetti non è un bello spettacolo, soprattutto le prime volte, poi come tutte le cose, quando cominci a conoscerle, fanno meno paura… Il bambino non interagisce realmente con l’ambiente, anche se sembrerebbe, e non vede mamma e papà.

Gradatamente poi si rilassa e si riaddormenta e, al suo risveglio, non ricorda assolutamente nulla.

L’intensità e la durata degli episodi di pavor notturno sono direttamente proporzionali alla durata del sonno profondo che li precede, cioè più tardi nella notte si presentano, più lunghi possono essere.

Cosa possiamo fare allora noi genitori?

– Io ho notato che è importante che i bambini vadano a letto tranquillamente, cioè senza stimoli eccessivi pre-nanna, tipo tv, computer o giochi molto eccitanti.

– Meglio non coprirli troppo, per lo meno le prime 2 ore di sonno

– Una bella soffiata di naso prima di coricarsi o un lavaggino se sono molto raffreddati.

Per quanto riguarda la crisi vera e propria l’unica cosa da fare è tenerli in braccio, accarezzarli con dolcezza, facendogli percepire la nostra presenza, continuare a parlargli a bassa voce, continuamente, cullandoli un po’ come se fossero ancora neonati.

Sicuramente non scuoterli o tentare di svegliarli, il momento passerà da solo e il nostro bambino ricomincerà a dormire come se niente fosse.

Noi forse un po’ meno!

Insomma è proprio il caso di dire che non si finisce mai con i bambini!

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