You are what you eat.

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Ci sono video che forse non dovrei guardare, se non altro per non rovinarmi la giornata.

Sono quei video che poi però guardo comunque, sentendomi impotente: un minuscolo ingranaggio che continua a girare, stritolato da un sistema assurdamente ben oleato.

Che cosa siamo diventati?” – me lo chiedo mentre guardo silenziosamente scorrere sullo schermo immagini che raccontano l’odierna industria della carne. Senza commenti, senza inutili parole.

Un grande personaggio del recente passato diceva che la civiltà di un popolo si misura a partire dal modo in cui esso tratta gli animali. Non posso evitare di pensare che in quello che vedo non c’è niente di umano, nell’accezione più profonda del termine. Eppure, nulla di più “normale”, se consideriamo che questa è – appunto – la terrificante norma.

In queste catene di montaggio non scorgo alcuna traccia residua di quella pietà e di quella riconoscenza che ho visto più volte – con i miei occhi sbigottiti da bambina – nei contadini che ogni tanto sacrificavano una gallina o il maiale, stando ben attenti a non sprecare nulla di quello che l’animale poteva offrire.

E il mio ruolo in tutto questo, qual è?

Non mi fa piacere ammetterlo, ma sono parte del problema. Forse una minuscola parte, ma si sa che un insieme di tanti puntini genera alla lunga un disegno ben preciso. Ebbene sì, mea culpa: non sono vegetariana, anche se in genere consumo ben poca carne. Ho riflettuto molto sulla possibilità di diventarlo, e anche se fin da piccola sono stata abituata a mangiare un po’ di tutto, seguendo una dieta il più possibile sana ed equilibrata, pian pianino sto cambiando le mie abitudini alimentari. Ma al di là della mia scelta personale – mi chiedo – è davvero questo a turbarmi così, o c’è dell’altro?

Carne sì, carne no” e “quale carne” sono domande che mi pongo spesso, ben consapevole delle devastanti conseguenze ambientali e sanitarie che il suo consumo comporta al giorno d’oggi. Ma a farmi veramente paura è ben altro: l’inquietante indifferenza di chi queste domande non se le pone neppure.

La scelta di mangiare carne – per quanto discutibile e oggi indubbiamente molto criticata – appartiene alla sfera delle decisioni personali di ognuno di noi. Ma la totale alienazione in cui viviamo, l’assoluto distacco dalla sofferenza che generiamo nel mondo intorno a noi, la cecità di fronte all’assurdo sistema eccessivo e crudele in cui siamo intrappolati sono sintomi inequivocabili di una deriva morale che deve scuoterci tutti nel profondo e portarci a cambiare strada. Perché quella che abbiamo imboccato a grande velocità e senza farci troppe domande già lascia intravedere un amarissimo fondo cieco.

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