Nutrire il mondo.. è facile?

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A più riprese ultimamente mi è capitato di leggere articoli sull’alimentazione del futuro: l’ultima notizia virale che gira da qualche mese a seguito della presentazione di un rapporto FAO è che gli insetti potrebbero risolvere il crescente problema dell’approvvigionamento alimentare. Questo accade – penso tra me e me – in un mondo in cui una parte della popolazione è obesa e un’altra – ben più consistente – muore di fame. Questo viene detto in un mondo in cui si entra in un supermercato qualsiasi e si è assaliti dal dubbio: che cosa compro?

La scelta è imbarazzante. Tante cose, troppe cose, per lo più cibi poco sani, trattati, ricolmi di zuccheri industriali, carni gonfiate artificialmente, frutta innaturalmente perfetta. Dietro l’angolo, nei cassonetti, tra gli scarti, le mele ruvide e bitorzolute, la verdura ammaccata, lo yogurt che bisognava consumare preferibilmente entro oggi, quella carne che nessuno vuole, il pesce piccolo, con quel nome dialettale che ormai solo pochi conoscono. Dietro l’angolo la morte della latteria locale, scavalcata dal latte importato a basso costo dai paesi dell’Est, o il trionfo della frutta esotica che ha viaggiato per giorni prima di atterrare nel nostro comodo supermercato, e che preferiamo a quella del nostro vicino. Nei nostri monti chilometri di campi incolti: eh già, non è economico coltivare, e tantomeno allevare in un sistema che impone anche al piccolo di rispettare le grottesche norme della produzione di massa. In paesi lontani lo stravolgimento di colture millenarie nel nome di una crescita che con il vero sviluppo non ha nulla a che fare. Oggi profitto fa rima con monocoltura industriale, specializzazione verticale, sfruttamento intensivo, distr(ib)uzione globale.

Ecco, in questa nostra fetta di mondo bizzarramente opulenta sento dire che c’è un problema: ragazzi, la popolazione umana è in aumento (ma davvero!) e la disponibilità alimentare non è sufficiente. Interviene anche la FAO: il problema nel futuro potrebbero risolverlo gli insetti, ghiotta fonte di proteine.. c’è chi dice che gratinati siano deliziosi. Non so se ridere o piangere. Non ho nulla contro gli insetti (c’è chi li mangia da sempre).. ma stiamo scherzando?

Innervosita dall’ennesimo articolo sull’argomento qualche giorno fa sono andata a recuperare un libro interessantissimo che avevo letto qualche tempo fa: Nutrire il mondo è facile, di Colin Tudge. Lo consiglio a tutti perché – a dispetto di un titolo che sembra liquidare l’argomento in maniera semplicistica – è un libro che affronta con semplicità e franchezza uno dei problemi più controversi e discussi del nostro tempo: il business dell’alimentazione.

Che cosa dice Tudge, biologo specializzato in agricoltura ed alimentazione? Dice cose di una semplicità disarmante, talmente ovvie da sembrare assurde. In fin dei conti “Se fosse facile qualcuno l’avrebbe già fatto”, no? E invece forse no. Perché? Cito: Perché tra l’inquinamento e la sua soluzione, tra la fame nel mondo e la sua soluzione, tra le guerre e la loro scomparsa, tra la devastazione delle risorse e il loro recupero c’è di mezzo una cosa che si chiama mercato.

Forse oggi non c’è niente di più rivoluzionario del dire ad alta voce una verità che è sotto gli occhi di tutti, ma che troppo spesso è taciuta. Il mondo è paralizzato dai vantaggi a breve termine e dalle effimere gioie del libero mercato globale, un mercato che ormai da tempo ha perso il contatto con l’economia reale e che si arricchisce a scapito dell’umanità intera. Eppure il libro di Tudge non ha toni rivoluzionari: sussurra una verità semplice ed intuitiva a tutti coloro che desiderano ascoltarla con buonsenso. Indica pacatamente la via d’uscita da una crisi che affonda le proprie radici in un paradigma economico che testardamente perseguiamo nonostante sia sorpassato da tempo: non soluzioni radicali, e nemmeno uno stravolgimento forzato delle culture alimentari dei vari popoli, bensì un rinascimento agricolo, una dieta più equilibrata per tutti, l’unione creativa di tradizione e modernità.

Ecco che cosa dice Colin Tudge in questo libro che mi ha regalato fiducia e speranza: che “noi esseri umani siamo in grado di mangiare ai più alti livelli di nutrizione e delle gastronomia; che siamo in grado di farlo praticamente per sempre […]; che siamo in grado di farlo senza maltrattare gli animali e senza distruggere il resto del mondo, portando altre specie all’estinzione; e che, se faremo tutto questo in modo corretto, creeremo società umane davvero gradevoli, cooperative e pacifiche […]. L’approccio non è quello di sostituire modi di vivere e saperi tradizionali con l’alta tecnologia industrializzata, sovvenzionata dai governi e appoggiata da battaglioni di esperti e intellettuali prezzolati. È quello di far tesoro dei mestieri tradizionali, di conoscerli e di capirli; di valorizzarli con l’ausilio di conoscenze scientifiche di tipo veramente appropriato; di esercitarli all’interno di società progettate per essere gradevoli. Quello che serve, come sempre, sono i saperi tradizionali, ma assistiti dalla scienza. L’attuale percezione della modernità, in cui tutto il lavoro è eseguito dalle macchine e tutto è controllato dall’alto, appartiene in realtà all’Ottocento. Se un futuro tollerabile ci sarà, quel futuro si baserà sui saperi assistiti dalla scienza“.

Ma dice anche un’altra cosa molto importante: che dipende in primo luogo dalle scelte di ognuno di noi.

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