Mare, vele, vento: sospesi in equilibrio instabile.

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Nel fine settimana ho avuto l’occasione di partecipare ad una bellissima regata a due in barca a vela. Ore sotto il sole, sferzati dal vento e dagli spruzzi di salsedine, al largo delle coste. Due giorni a tu per tu con il mare durante i quali ho avuto modo di riflettere a lungo.

Silenzio, o quasi. Le onde colpiscono la chiglia, le raffiche gonfiano le vele, la barca si inclina a lambire l’acqua con i fianchi arrotondati. Il sole scotta, l’acqua si asciuga velocemente e lascia un sottile velo di salsedine che si aggrappa invano alla pelle; i cristalli salati volano via quasi subito, rapiti dal vento.

Un po’ per paura un po’ per piacere chiudo gli occhi e lascio che lo scirocco lavori il mio corpo. La barca segue il ritmo delle onde, le cavalca. Ci lasciamo guidare del vento di mezzogiorno, lo seguiamo, indovinando la via tra i flutti ricolmi di schiuma.

Improvvisamente di fronte agli elementi avverto tutta la nostra irrilevanza: siamo minuscoli puntini in mezzo al mare. Eppure mai come nel mezzo del mare, inspirando la brezza salata, mi è capitato di sentirmi così parte di questo mondo.

Mi ritrovo a pensare che solo l’intelligenza ha permesso all’uomo di sopravvivere nei millenni in un ambiente in cui ogni essere deve giocare abilmente le proprie carte per rimanere in equilibrio. L’intelligenza, la carta che lo ha portato prima a trovare il modo di cavalcare gli elementi, poi a tentare di imbrigliarli.

Ad occhi chiusi i pensieri mi portano lontano; mi tornano in mente le letture del liceo, le ore passate dall’insegnante a spiegarci che cosa significava per gli antichi peccare di Hybris, di superbia: violare leggi divine ed immutabili, scatenando la vendetta degli dei.

Riapro gli occhi e guardo il mare scivolare agitato sotto i miei piedi sospesi a mezz’aria. Un po’ è quello che stiamo facendo, penso scorgendo poco distante un enorme tronco galleggiante: incastrati tra i rami galleggiano rifiuti in plastica di ogni genere. Bottiglie, flaconi di detersivo, bombolette di spuma per capelli, sacchetti sui quali a stento si indovina un marchio stampato a colori, frammento effimero di una storia triste.

Chissà da dove vengono tutti questi oggetti erosi dalla salsedine e dall’acqua – mi chiedo guardandoli scomparire lontano, inghiottiti dalle onde. Chissà quali paesi hanno attraversato per raggiungere le nostre case, chissà chi li ha usati, chissà dove sono stati gettati. Chissà come sono finiti qui, lontani dalla costa, a due passi dai miei piedi sospesi a mezz’aria.

Chissà quanto tempo ci vorrà perché scompaiano. Centinaia, a volte migliaia di anni, questo lo so.

Chissà se nel frattempo qualche gabbiano curioso o qualche abitante dei mari si avvicinerà ignaro e ingoierà un tappo o un sacchetto, soffocando. Prima o poi sicuramente, mi rispondo.

Chissà quanti di questi rifiuti senza nome e senza storia si areneranno sulle nostre coste, o sulle isole sperdute in mezzo agli oceani, firme scolorite di una civiltà arrogante, che si indigna troppo spesso per i danni che essa stessa ha causato.

Provo ad abbandonare questi pensieri tristi lasciandomi cullare dalle onde, imparando pian piano a regolare le cime, ad assecondare il ritmo del vento, guidata da una voce esperta.

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Arriva la sera, troviamo rifugio in un porto sicuro. La superficie del mare è accarezzata appena dalla brezza, residuo di un vento che ha soffiato inesorabile per tutta la giornata. Nel cielo di Giugno splende una luna brillante, immensa. Si specchia nell’acqua della baia.

Siamo circondati da barche, cotti dal sole, stanchi e felici. Sui visi abbronzati dei nostri vicini osservo gli occhi guizzanti e luminosi che sorridono, incorniciati da piccole rughe d’espressione. Mentre mi dirigo verso le docce per lavare via la stanchezza ed il sale sotto un getto d’acqua fresca, li vedo scaricare a terra le poche immondizie accumulate nella traversata e sorrido istintivamente: oggi in tanti abbiamo cavalcato le onde, ma il nostro passaggio non ha lasciato traccia, se non un’effimera scia di schiuma marina che i flutti hanno cancellato velocemente.

Qual è il vero lusso? Quali sono le priorità? Dov’è l’equilibrio?

Mi dico che se tutti avessimo la fortuna di passare due giorni così allora troveremmo facilmente delle risposte soddisfacenti.

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