Dal virtuale al reale?

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Nel momento in cui mi accingo a scrivere questo post, il gruppo Facebook di cui voglio parlare ha raggiunto i 6705 membri. Quando finirò, se il trend si mantiene tale, saranno molti di più.

Da qualche giorno sul web - o almeno su quella fetta di web occupata dalla popolazione della mia piccola città - impazza un gruppo dedicato a lei, alla mia bella Trieste. Un gruppo come tanti altri, nato inizialmente per raccogliere immagini e ricordi, condividerli e farsi qualche sana risata.

Nel giro di un paio di giorni però la partecipazione al gruppo è cresciuta in maniera esponenziale: ci sono decine di nuovi post ogni minuto, tanto che ho dovuto disattivare le notifiche per non essere continuamente distratta dalle battute, dalle fotografie, dagli aneddoti e dai dibattiti che vengono ininterrottamente a galla in questo divertentissimo spazio virtuale.

Perchè è davvero molto,molto divertente leggere e riconoscersi nelle migliaia di battute rigorosamente in dialetto, nei modi di dire, e poi vagare tra ricordi d'infanzia che credevi perduti, ritrovare storie tramandate a voce da genitori e nonne, scoprire che c'è qualcosa che lega - invisibile ma salda - tutti noi. 6705. Ah no, siamo già 6727!

Ma non voglio tediarvi, d'altra parte un gruppo del genere ha un senso esclusivamente per chi vi si può riconoscere. Basti pensare che a un'ottantina di chilometri da qui sorge Udine: un'altra lingua, espressioni diverse, un altro angolo del web in cui si accumulano aneddoti e ricordi e storie di una città che a me dicono poco o nulla, nonostante si trovi praticamente dietro l'angolo. Microcosmi affascinanti e potenzialmente infiniti.

Il motivo per cui ho voluto scrivere di questo gruppo è che nei tanti post degli utenti ho letto profondo, autentico trasporto.

Mi ha scaldato il cuore leggere tra le righe amore per questa terra, senso di appartenenza, tanta voglia di ridere e di condividere, e soprattutto il genuino piacere nel constatare che in un modo o nell'altro.. ci assomigliamo tutti. Che ci riconosciamo tutti - chi più chi meno - nelle montagne che si ergono maestose sul mare nei giorni limpidi di bora, nella costa graffiata dalla furia del vento, nel Carso rosso d'autunno, nel suo vino aspro e scuro, negli scogli scaldati dal sole, nelle vocali aperte, nel caffè, nella storia complessa della città, che ritrovi ogni giorno anche a tavola. In tutte quelle parole che spesso crediamo italiane e invece appartengono a questo nostro piccolo universo di confine.

Ed è bello sapere che tutti quanti prima o poi ci siamo fermati sulla costiera rientrando in città, e lasciando vagare lo sguardo sul mare ci siamo sentiti a casa.

E poi ne ho voluto scrivere perchè in un paio di giorni questa condivisione continua e spontanea ha regalato risate e sorrisi a moltissime persone. Io stessa mi sono ritrovata a ridere sola - ad alta voce e di gusto - di fronte all'ennesima battuta in dialetto. Qui e lì, tra le righe, tante persone raccontano la propria piccola storia e vengono ascoltate, si scoprono simili ad altre, a volte magari anche meno sole. C'è chi scrive di non riuscire a staccarsi dal video, chi ha male agli addominali per le troppe risate, chi si lascia scappare una lacrimuccia, chi organizza una bicchierata (vabbeh, magari non tutti insieme dai..). E c'è anche chi avanza qualche proposta, qualche idea per migliorare, per riportare la città al suo antico splendore e rimediare agli errori del passato.

Ecco - mi dico - per una volta la tecnologia non ci ha allontanati, ma avvicinati. Per una volta se siamo rimasti incollati agli schermi non è stato per esibire il nostro ego o spiare la vita altrui, bensì per riscoprire un noi: ridendo insieme, riconoscendoci, condividendo. Tutti e.. 6815!

La condivisione unisce e l'unione fa la forza. Chissà se questo ci aiuterà a costruire qualcosa di bello anche lì fuori, al di là delle parole? Io lo spero.

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