Il design deve essere “green”?

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Abbiamo sentito la necessità di uno spazio verde in cui parlare di design, inteso come industrial design, cioè quella attività progettuale volta alla creare oggetti d’uso che rispondano alle esigenze funzionali, estetiche ed etiche delle persone che li utilizzano.

Pensando ai prodotti di design e osservando gli oggetti che abbiamo intorno, prima di qualunque altro approfondimento, ci poniamo una domanda: ma perché “green design”? Perché vogliamo estendere il concetto di sostenibilità anche a questo ambito?

Guardando alla storia del design, troviamo una grande produzione di tutto rilievo realizzata con materiali che hanno creato un forte impatto ambientale, che contengono sostanze tossiche per l’uomo, che, alla fine della loro vita utile, sarà impossibile riciclare o smaltire senza lasciare residui inquinanti. Eppure si tratta di creazioni di grandi designer che hanno saputo fondere in maniera sapiente forma e funzione, generando oggetti d’uso che ancora oggi ci risultano attrattivi e moderni.

Perché oggi sentiamo invece la necessità di aggiungere al design ulteriori connotazioni di sostenibilità e rispetto per l’ambiente?

Con il tempo, è cambiato il contesto sociale e culturale, sono cambiati i bisogni, i desideri, il modo di vivere e di pensare delle persone e quindi, mentre restano invariate le specifiche funzionali, si è modificato il gusto, il valore estetico e soprattutto è diventata essenziale la valenza etica dell’oggetto. Il prodotto quindi, oltre ad adempiere nel modo più semplice, efficiente ed ergonomico alla sua funzione primaria e a presentare una forma armoniosa e accattivante, oggi deve anche essere il risultato di un approccio compatibile e rispettoso del contesto naturale, dell’uomo e delle loro interrelazioni.

Cosa chiediamo allora ad un design “green”?

Deve essere pensato, realizzato ed utilizzato in sintonia ed equilibrio con l’ambiente. Durante il completo ciclo di vita (produzione dei materiali – lavorazione – assemblaggio – utilizzo – dismissione definitiva), l’attenzione deve essere sempre rivolta al massimo contenimento dell’impatto ambientale, cercando il minimo consumo di energia; l’abbattimento di produzione di sostanze inquinanti; la riduzione di qualunque spreco; la tutela e, quando possibile, il miglioramento delle condizioni di salute e di benessere dell’utilizzatore; lo smaltimento all’interno di un ciclo naturale, evitando il più possibile residui dannosi, non riutilizzabili o non riciclabili.

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