Basta un po’ d’erba per creare un oggetto “green”?

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Un po’ per scelta etica, un po’ per moda, un po’ per business, gli oggetti “green” si stanno diffondendo e molte sono le immagini che ci troviamo davanti agli occhi, sfogliando riviste o navigando in rete.

Si tratta spesso di oggetti intriganti, divertenti ed emozionali che riescono a colpirci emergendo dal bombardamento pubblicitario a cui siamo quotidianamente soggetti. Ma quanti di essi sono realmente ecologici e quanti invece sfruttano l’impatto visivo nascondendo un’anima più o meno inquinata o inquinante?

Il designer Nguyen le Chanh, ha pensato ad un tappetino per il bagno che ci accoglie dopo una doccia, facendoci posare i piedi su un morbido prato verde di muschio. Oltre ad un efficace effetto visivo che istintivamente ci attrae e ci invoglia a provarlo, questo tappetino si propone di contribuire al benessere dell’utilizzatore sia per la piacevolezza visiva evocativa sia per l’effetto tattile rilassante. Guardando un po’ più a fondo, notiamo però, che i materiali di cui è composto non possono essere considerati totalmente naturali. Infatti, questo praticello bucolico non poggia su bioplastica, ma su una base di Plastazote®, un polietilene sottoposto ad un processo di espansione con l’azoto. Si tratta di un materiale plastico quindi, derivato dal petrolio, a cui però, dobbiamo riconoscere la valenza di essere riciclabile e completamente atossico.

Altro discorso vale invece, per le originalissime infradito australiane, prodotte da Kusa, che ci incantano con un richiamo alla natura e all’aria aperta, ma in realtà sono composte da un prato artificiale fatto in Syn-Turf, un polimero sintetico, e da una suola di neoprene, cioè una gomma sintetica di policloroprene. Restano sicuramente un simpatico paio di ciabattine con cui distinguersi l’estate in spiaggia, ma sono un chiaro esempio di ciò che non è “green” nell’accezione sostenibile che vogliamo utilizzare.

Completamente ecologico è invece il Tavoloprato©, progettato dall’Architetto Enrico Cassanelli, in cui si fondono insieme i concetti, di riuso, natura e benessere. Prendendo spunto dal riutilizzo di un ‘imballaggio di legno, originariamente utilizzato per il trasporto di una lastra di ceramica, il designer dà vita ad un tavolo rettangolare, su gambe di legno grezzo, la cui superficie è costituita interamente da un prato. Partendo quindi dal legno, dalla terra e dalle essenze vegetali, nasce un tavolo atto ad accogliere persone che parlano, si confrontano, socializzano davanti ad un elemento vivo, l’erba, un’ideale tovaglia naturale per un incontro conviviale.

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