Alcune riflessioni sul Km 0

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Chiunque abbia a cuore l’ambiente (ma anche l’economia del suo paese), una cosa deve fare innanzitutto: acquistare la merce prodotta più vicino possibile a dove abita. Lasciando sugli scaffali ciò che arriva da molto lontano (salvo ovviamente che l’acquisto non sia indotto da una reale necessità, come ad esempio un farmaco).

Bisogna ad esempio evitare il consumo massimo di frutti tropicali, non solo per una questione di CO2 prodotta nel corso del trasporto, ma anche per le condizioni avverse di quelle coltivazione così massificate.

Acquistando merce “sotto casa” si evita la circolazione di mezzi di trasporto (e quindi molto meno inquinamento), si ha merce più fresca e si rafforza l’economia del paese in cui si abita; ma per quanto questa scelta possa essere giusta, allo stesso tempo è necessario fare alcune considerazioni affinché la nostra l’intenzione ultima venga soddisfatta.

Ad esempio il fatto di ritenere migliore un prodotto locale rispetto all’analogo estero, solo per il fatto che viene prodotto localmente non è un affermazione così attendibile come può sembrare, infatti chiunque ritiene il suo prodotto migliore sulla base di questo ragionamento, ma ritenerlo migliore solo sulla base di questo parametro di giudizio è fuorviante.

Quindi, ok al “prodotto sotto casa”, ma attenzione al perché si ritiene migliore.

Allo stesso tempo conteggiare unicamente i chilometri tra la produzione e l’acquisto/consumo per sentenziare che si è fatta la scelta migliore per l’ambiente, non è un ragionamento corretto al 100%, in quanto per determinare il reale impatto ambientale è necessario prendere in esame molti elementi di giudizio differenti: ad esempio fare 10 km (andata e ritorno) per andare ad acquistare un kg di frutta, si genera 2,5 kg di CO2, mentre acquistare 1 kg di verdura fresca dalla Spagna arrivata via aereo a Malpensa e consegnata ad un supermercato di Lonate Pozzolo (MI) genera 136.658 kg di CO2, ovvero solo 1,64 kg di CO2 ogni kg di frutta fresca.

Il calcolo è stato fatto considerando la capacità di un aereo Cargo modello Boeing 747 Large Cargo Freighter (83,325 Tons) che genera 136,65 Tons di CO2 sulla tratta Madrid / Milano Malpensa e 8 kg di CO2 prodotta da un Tir (portata 30 Tons) che dall’aereoporto provvede a consegnare la merce la supermercato (ipotizzata la tratta di 8 km tra Malpensa e Lonate Pozzolo).

Ovviamente a questo supermercato bisogna poi andarci a piedi, perché se si fanno nuovamente 10 km per andarci e tornarci, la CO2 passa a 4,14 kg!

Certamente, non è facile fare questi calcoli, ma se per lo meno si evita di percorrere inutilmente tanti kg per fare la spesa, si ha quasi sempre ragione ?

Una volta individuato e risolto questo problema, ne sorge però un altro: le eventuali trasformazioni successive che attueremo sul cibo, le quali avranno un impatto ambientale più o meno elevato a seconda della tipologia. Non è infatti uguale mangiare cibi crudi o cotti in diverse forme, in quanto, ad esempio, la cottura arrosto implica un sperpero di energia così elevato che vanifica tutte le nostre precedenti buone azioni.

Fonte immagine: 3bmeteo.com

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