Prendi l’arte… e mettila da parte

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Tutti probabilmente abbiamo in casa dei quadri, degli oggetti che utilizziamo come soprammobili, dei vasi decorati con soggetti particolari. A volte sono dei veri e propri manufatti artistici, a volte riprendono solo opere celeberrime: così scegliamo di tenerli bene in vista. Magari abbiamo queste riproduzioni sulle cover di smartphone e tablet, sul save-screener del pc. D’altra parte, l’arte è bella. L’arte fa bene.

In realtà non sempre è così. Non necessariamente è così.

La premessa è che il nostro cervello raccoglie informazioni in continuazione; i nostri occhi registrano più di quello che noi (consciamente) vediamo. Tutto quello che è intorno a noi, la forma e i contenuti, ci informano costantemente in modo – per così dire – “subliminale”: tanto più il messaggio è costante, sempre presente, più la sua azione plasmante si farà strada in un modo o nell’altro dentro di noi, sulla base delle nostre personali variabili (personalità, consapevolezza, momento storico eccetera).

Quello che la scienza ha scoperto in tempi piuttosto recenti fa parte “da sempre” delle conoscenze proprie del Feng Shui, in particolare dalla Scuola della Forma, che aggiunge un’ulteriore variabile all’analisi: la direzione. Quindi, a seconda di dove si trova il “messaggio negativo”, e in combinazione con gli elementi personali, potrà avere degli effetti più o meno importanti su una determinata area della propria vita.

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Ma torniamo alle “informazioni” che possiamo assorbire in modo inconsapevole. Prendiamo, come esempio eclatante, l’Urlo di Munch. Se mai qualcuno decidesse che tale opera è degna di stare nel proprio salotto o in camera da letto o nell’ingresso, qual è il messaggio che giorno dopo giorno si porterebbe dietro, come un promemoria da non scordare mai? Senza lanciarsi in un’interpretazione più o meno azzardata, basta far riferimento a quanto scrisse l’artista stesso: «Camminavo lungo la strada con due amici quando il sole tramontò, il cielo si tinse all’improvviso di rosso sangue. Mi fermai, mi appoggiai stanco morto ad una palizzata. Sul fiordo nero-azzurro e sulla città c’erano sangue e lingue di fuoco. I miei amici continuavano a camminare e io tremavo ancora di paura… e sentivo che un grande urlo infinito pervadeva la natura».

In sintesi: sangue, nero-azzurro, lingue di fuoco, paura, grande urlo.

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Un altro caso: la famosa “Palla” di Pomodoro, collocata sul lungomare di Pesaro. Capolavoro, secondo alcuni. Ma, da un punto di vista meno materialista, possiamo osservare che la sfera, che è uno degli archetipi ideali fondanti, in quest’opera è stata distrutta. A livello sottile, di percezione inconscia, la Palla di Pomodoro ci rimanda un archetipo rotto che va ad informare di questa rottura anche i nostri archetipi interni. In altri termini: fa tutt’altro che bene.

Anche senza scomodare i grandi e noti artisti, contemporanei o no, ci sono forme d’arte che entrano nelle nostre case in modo che sembra meno aggressivo, forse anche divertente, come gli stickers in 2 o 3 D. Vale sempre la pena, prima dell’acquisto, domandarsi qual è il messaggio reale, meno evidente, che ci trasmettono.

Per il nostro soggiorno o la camera da letto, ad esempio, un adesivo che riproduca un muro frantumato che si apre su uno scenario strepitoso di mare cristallino e finissima sabbia bianca ha la stessa valenza di un adesivo che riproduce una finestra che si affaccia sullo stesso paesaggio di mare e sabbia? È la stessa cosa se – nell’immagine dello sticker – un elefante entra, dalla finestra, con la sua testa e la sua proboscide per annusare dei fiori oppure se l’elefante entra dopo aver buttato giù un pezzo di muro (cioè del muro di casa nostra)?

L’arte è un processo creativo e anche catartico. Molte opere possono rappresentare momenti di crisi, fasi destabilizzanti dell’autore ma pure situazioni di disperazione e annichilimento, il declino dei tempi. In questi casi, il posto in cui è giusto e bene che stiano, se escono dall’atelier dei loro creatori, e se sono degne di nota, è in un museo. Altre suggestioni sono adatte a locali pubblici, ambienti che cercano e vogliono trasmettere un “effetto” speciale.

Per noi è utile sapere che solo uno sguardo cosciente può eliminare l’effetto delle informazioni disarmoniche che un’immagine, un segno, un simbolo – ovunque si trovino – possono contenere. E, poichè il nostro livello di attenzione e presenza non può essere sempre allertato, meglio non portarci in casa certi soggetti. Insomma: prendi l’arte, conoscila, guarda, comprendila al di là dell’apparente e poi, eventualmente e serenamente, mettila da parte.

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Laureata in Psicologia, love&life coach con orientamento spirituale-evolutivo, counselor in psichènergia, facilitatrice in deep democracy e con una formazione in naturopatia.
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