Locloc: come affittare ciò che usiamo poco o nulla (e guadagnarci)

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Secondo una ricerca pubblicata dal settimanale americano Forbes, in casa custodiremmo in media un tesoretto di circa tremila euro, fatto di oggetti che usiamo poco o nulla. La cifra non è irrisoria in tempi di economie. La lista invece è – personalmente – facile da stilare: la cassetta degli attrezzi (acquistata e aperta due volte) il ferro da stiro (una volta ogni due settimane), la yogurtiera (usata appena regalata e poi rimasta nella scatola), l’amaca (comprata per un week end in campagna e mai più srotolata), la borsetta di paillettes (indossata per un matrimonio e poi nascosta in fondo al cassetto)…

E se li mettessi a noleggio? È la proposta che fa Locloc, la prima piattaforma on line che introduce in Italia una pratica ormai avviata in altri Paesi: il noleggio tra privati. Le persone possono noleggiare o affittare oggetti della vita quotidiana, a un costo prestabilito, giornaliero, settimanale o mensile. Domanda e offerta si incontrano sul web per poi scambiarsi il bene nella vita reale, si paga con carta di credito, si usa e si restituisce.

Una racchetta da tennis 2,40 euro, un avvitatore 12 euro, una macchina per fare la pasta 3,60 euro, un box auto a 4,40 euro. Senza intermediazioni commerciali, il proprietario guadagna di ciò che non usa e l’affittuario risparmia sull’acquisto di un bene nuovo. Il prezzo potrebbe non essere più un ostacolo insormontabile alla possibilità di realizzare i propri bisogni: usando quello che serve per il tempo necessario, in fondo, si riduce il valore dell’oggetto al suo utilizzo effettivo. E si elimina quel surplus consumistico in genere attaccato agli oggetti nuovi. Che poco dopo, spesso, si trasforma in mero spazio occupato in cantine e soffitte.

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Iscriversi a Locloc è facile e gratuito: è sufficiente creare un nuovo profilo oppure accedere alla piattaforma con l’account Facebook. Si caricano le immagini degli oggetti (esiste una categorizzazione dei beni cui assegnare il proprio, in modo che sia rintracciabile) si decide il prezzo (c’è un costo suggerito a cui far riferimento) e si rimane disponibili al contatto del possibile interessato. Al momento dello scambio si stipula un vero e proprio contratto di locazione che include anche una copertura assicurativa per danni pari a 990 euro in modo da garantire la sicurezza dello scambio sia a chi dà sia a chi riceve. Il sistema vale sia per singoli consumatori sia per operatori professionali e specializzati.

Nato tre mesi fa dall’iniziativa di Michela Nosé, 37 anni, designer, il sito raccoglie consensi trasversali: dagli universitari che si possono organizzare le vacanze noleggiando tende e sacchi e pelo, alle mamme che possono affittare lettini e fasciatoi per i primi mesi, ai bricoleur della domenica che possono evitare di acquistare attrezzi di cui non saprebbero poi cosa fare, ai free lance che possono prendere temporaneamente proiettori e macchine fotografiche.

“Le persone si stanno accorgendo che ci sono modi alternativi per non rinunciare a vivere esperienze o realizzare piccoli sogni. La soluzione, in fondo, sta nella possibilità di accedere, per il tempo che serve, a cose che altri possono mettere a disposizione per noi” dice Michela Nosé.

Uno studio commissionato da Zipcar, la piattaforma di car sharing più grande al mondo, alla società di ricerca Future Foundation ha definito questo atteggiamento “pay-as-you-live” (paga per ciò che vivi): un modo razionale di gestire il proprio denaro ma anche di rispondere all’emergenza ambientale riducendo il numero di prodotti in circolazione.

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