Le biblioteche delle cose: da Berlino a Toronto si noleggia tra privati

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Funzionano come le biblioteche, ma invece dei libri, sugli scaffali, ci sono caschetti per andare in bici, pagaie, frullatori, attrezzatura da montagna, tagliaerbe… Si chiamano Library of things che tradotto significa letteralmente “biblioteca delle cose” e come nelle biblioteche, qui, le cose si affittano, non si comprano. Serve l’aspirapolvere? La noleggi per un giorno alla settimana. Voglia di avventura? Le racchette per il trekking, le prendi e le restituisci.

In Italia esiste Locloc , una piattaforma online che consente di affittare e mettere in affitto, guadagnando o risparmiando rispetto al prezzo di costo dell’oggetto. Con i suoi novemila iscritti e una diffusione capillare sul territorio nazionale rappresenta un caso di renting peer-to-peer esemplar , con un ampio database di oggetti tra i quali scegliere.

A Berlino, invece, il negozio che ospita la prima “biblioteca delle cose” è stretto e lungo: gli oggetti sono sugli scaffali, non si scelgono facendo click ma si prelevano dallo scaffale. I proprietari sono in genere i vicini di casa o di quartiere. L’idea è venuta a Nikolai Wolfert. Nel 2011, in Fehrbelliner Strasse, zona nord est di Berlino, aprì Leila, il primo spazio in cui lasciare a nolo gli oggetti che si usano poco e prendere temporaneamente quelli che servono. Da quel momento 400 cittadini della zona hanno iniziato a usufruire del negozio. Dopo di loro altri negozi sono stati inaugurati in giro per la capitale tedesca così come nel resto della Germania, a Kiel e Vienna. ” Si diventa membri nel momento in cui si decide di portare un oggetto in negozio ” dice una delle volontarie che gestiscono lo spazio al giornalista della BBC che la intervistava. Non c’è scambio di soldi né contratti da stipulare, tutto si basa sulla fiducia reciproca .

leila

Mentre l’amministrazione della capitale alza barriere contro Airbnb e l’affitto di spazi domestici tra pari – notizia di questi giorni -, i tedeschi si dimostrano attivi sostenitori di nuovi modelli collaborativi. Da queste parti il carpooling è pratica nota da tempo così come il carsharing urbano: non è un caso, forse, che Car2Go , il servizio che da qualche mese genera proselitismo in Italia sia un’idea di Mercedes Benz.

Dalla Germania al Canada, il mito del negozio di oggetti in affitto travalica i mari. A Toronto, un anno fa un gruppo di persone guidate dall’intraprendente Lawrence Alvarez ha aperto la Tool Library , uno spazio in cui poter prendere in prestito trapani, utensili, stampanti 3D, così come tritatutto e friggitrici – l’area ospita anche una Kitchen Library specializzata in oggetti per la cucina -.

I membri della Tool Library pagano un abbonamento di 50 dollari annuali che consente loro di chiedere in prestito qualsiasi cosa per un massimo di cinque giorni. Il luogo in realtà è anche il fulcro di innumerevoli attività rivolte a promuovere l’autoproduzione : workshop per riparare, progettare, prototipare o realizzare oggetti con le proprie mani. Il progetto, nato grazie al sostegno di un’organizzazione no profit chiamata Institute for Resource based Economic , ha trovato in breve tempo il supporto dei media e poi della popolazione al punto che la nascita di un secondo spazio in città è stato reso possibile dal crowdfunding cittadino. Oggi Toronto vanta due ToolLibrary e una comunità di persone abituate a rivolgersi a queste biblioteche per realizzare i propri lavori in casa o armeggiare per hobby con legno, chiodi e stampanti 3D.

In questi primi dodici mesi sono stati 2800 gli affitti realizzati e tutti i oggetti sono rientrati. ” La gente capisce il valore dell’affidabilità ” dice Alvarez in un’ intervista rilasciata al sito Collaborative Consumption . “S e rubi un attrezzo lo stai portando via a un tuo vicino di casa o a un tuo amico, probabilmente ” e questo implicitamente rende l’oggetto una risorsa della comunità e non un elemento di possesso personale ed esclusivo .

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