Felici di condividere. Ma cosa?

Sharing Economy FLCG

Se domani mattina dovessimo chiedere a una persona anziana cosa intende con la parola “condividere”, probabilmente inizierebbe a raccontare di un tempo in cui ci si scambiava favori tra vicini di casa, ci si prestava macchine, ci si invitava a pranzo, si raccoglieva denaro per soccorrere i più bisognosi della comunità. Ci parlerebbe, in sostanza, di Sharing Economy nella sua versione 1.0, cioè prima che una crisi economica mettesse in discussione le fragili sicurezze del consumismo e prima che internet sconvolgesse le dinamiche di tempo, spazio e relazione tra le persone.

E’ alla declinazione 2.0 della parola condividere che è dedicato l’incontro promosso da GreenMe e realizzato insieme con questo blog nell’ambito di Fa La Cosa Giusta, la fiera del consumo critico e degli stili di vita sostenibili, che si terrà a Milano all’interno di Fieramilanocity sabato 16 marzo alle ore 12.

Sharing Economy: felici di condividere. Ma cosa?” è il titolo del convegno, ma anche il punto di vista attraverso il quale vogliamo parlare del fenomeno. Se è vero infatti che collaborazione e reciprocità sono comportamenti intrinsecamente umani – lo dicono numerosi psicologici dello sviluppo – , è chiaro agli occhi che oltre mezzo secolo di consumo di massa, di acquisti compulsivi e compensatori, di egoismo sociale hanno fatto perdere di vista gli ambiti e le possibilità di applicazione di un innato modo di comportarsi.

E mentre i cittadini riscoprono il valore della reciprocità, dentro e fuori la rete nascono luoghi, piattaforme di incontro e social network che intendono facilitare il recupero e la messa in circolazione di nuove – ma in fondo vecchie – pratiche basate sullo scambio. Ci invitano a dare un passaggio a una persona che deve fare il nostro stesso tratto di strada, a ospitare qualcuno nella stanza inutilizzata che abbiamo a disposizione, a condividere l’ufficio con altri professionisti, a scambiare il passeggino del figlio già grande con un bollitore mai utilizzato o a mettere a disposizione il set di attrezzi che teniamo in cantina con i vicini di casa.

Alcune di queste pratiche vanno sotto il nome di co-working, carsharing, baratto, prestito, scambio, noleggio, crowdfunding. Dietro ciascuna di esse ci sono realtà imprenditoriali che lavorano per favorire l’incontro a distanza tra chi cerca e chi offre, la creazione di un sistema di fiducia tra gli interlocutori e la trasparenza delle informazioni. Nel corso degli ultimi dodici mesi, anche nel nostro paese c’è stata una veloce crescita di start up in questo settore.

Abbiamo pensato che il modo migliore di spiegare cosa si intende per Sharing Economy fosse lasciare la parola agli imprenditori che stanno costruendo le basi affinché questo nuovo modello di business diventi rilevante, ricco e affidabile al punto da essere considerato una vera potenziale alternativa. Ci parleranno di Toolbox, uno dei più grandi spazi di co-working presenti in Italia, di Sfinz, il workplace on line che favorisce l’incontro tra persone con talento e tempo a disposizione e persone che devono fare lavori cui non riescono ad assolvere, di Bla Bla Car, il servizio di car-sharing che raccoglie circa 2 milioni di utenti in tutta Europa, di Gnammo, piattaforma di social eating con all’attivo decine di pasti condivisi, di Sailsquare, il sistema collaborativo che facilita l’organizzazione della propria vacanza in vela, di Reoose, il primo sito dedicato al baratto asincrono on line basato su un sistema di crediti e di Familinktravel, il social network rivolto alle famiglie che vogliono viaggiare usufruendo dell’ospitalità di altre famiglie.

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