Co-working: collaborazione, start-up e DIY sono i temi del Toolbox Festival a Torino

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Da qualche mese a questa parte ogni mattina, nella mia vita, si compie un rituale: davanti a me si aprono un paio di enormi vetrate scorrevoli, saluto Maria e Diletta alla reception, attraverso una grande hall e mi dirigo verso una sala con due tavoloni in legno, sorrido ai presenti, mi siedo, accendo il computer e inizio la giornata lavorativa.

Sono una co-worker. Condivido un desk all'interno di Toolbox, il più grande spazio di co-working italiano con sede a Torino. Pago 100 euro (+IVA) al mese per avere accesso a una scrivania, un collegamento internet, un servizio di accoglienza, una cucina, riscaldamento ed elettricità (la cifra può arrivare a un massimo di 250 euro per una scrivania propria, telefono diretto, sale riunioni…). Non mi preoccupo di bollette, idraulici o pulizie. Non condivido superiori indigesti o competizioni di ufficio. Attorno a me ogni mattina ritrovo persone dotate di professionalità molto diverse dalla mia che nel tempo ho cominciato a conoscere: mobility manager, giornalisti, grafici, architetti, avvocati, web developer, commercialisti… Una penna che cade o la richiesta del quotidiano sollecitano conversazioni dagli esiti imprevisti. Si inizia per caso e si finisce per confrontarsi su un progetto, chiedersi consiglio, coinvolgersi, progettare e lavorare insieme.

I risultati dell'ultima indagine condotta da Deskmag, la rivista specializzata in co-working che annualmente registra le pulsazioni di questo mondo, conferma il fatto che, la condivisione di uno spazio di lavoro con altri soggetti tra loro diversi, aumenta la produttività: crescono i circuiti sociali entro i quali ci si fa conoscere, aumenta il business, diminuisce il senso di isolamento e ne guadagna anche la salute. Alla domanda "quali valori reputa importanti all'interno di un co-working" il 98% degli intervistati ha risposto appartenenza e indipendenza: concetti complementari, imprescindibili l'uno rispetto all'altro come due bastoncini da sfregare insieme per appiccare un fuoco. Soprattutto rappresentano i generatori di quelle scintille di creatività e innovazione che proprio nei co-working trovano sempre più terreno fertile.

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Sabato 6 aprile 2013, Toolbox festeggia il suo terzo compleanno e ha deciso di dedicare dodici ore di incontri, presentazioni e workshop ad approfondire temi come la sharing economy, la cultura delle start-up e il do-it-yourself: tre aree di lavoro che non a caso riflettono e restituiscono un'idea evolutiva del modello lavorativo battezzato sotto il nome di co-working. Nato sulla scia della necessità di condividere per razionalizzare le spese energetiche, l'impatto ambientale e i costi, il co-working sta lentamente contribuendo alla nascita di una nuova cultura imprenditoriale fondata sulla partecipazione, sull'innovazione e sull'imprenditoria dal basso.

Il magazine Businessinsider ha recentemente dichiarato che nel 2020 i freelance negli Stati Uniti saranno circa il 40% della popolazione lavorativa (ref. Intuit). E' possibile immaginare che le previsioni europee non si discostino poi così tanto da quelle oltreoceano – uno dei dati a supporto di questa tesi può essere rintracciato nel costante aumento delle partite Iva registrato anche in Italia che, al lordo dei rapporti di lavoro dipendenti "camuffati", registrano +2,2% solo nel 2012.

Cosa potranno mai fare tutti questi soggetti liberi di intraprendere autonomamente? Come possono dar valore alle loro competenze individuali e isolate? L'aumento vertiginoso degli spazi di co-working nel mondo occidentale (+ 93% nel 2012 per un totale di 2150 spazi nel mondo e circa un centinaio nel nostro Paese) rappresenta una implicita risposta.

La ricerca di spazi di collaborazione sul piano lavorativo è sintomo della naturale reazione con cui, molti di coloro che si sono trovati coinvolti nel repentino cambio strutturale imposto dalla crisi economica, hanno deciso di rimettersi in gioco, cercando di trarre vantaggio da una crescente frammentazione del mercato del lavoro e dalla possibilità di gestire orari e progetti in modo flessibile. In questa inedita cornice, gli spazi di co-working (così come le piattaforme di crowd-sourcing e di co-creation) non rappresentano altro che dei facilitatori di conoscenza, di integrazione, di vicinanza e di potenziale innovazione sociale autogenerata.

Se condividere è un'attitudine naturale tuttavia è necessario stimolarla, affinché i singoli e la collettività ne percepiscano il beneficio. Ne è convinto Aurelio Balestra, project manager di Toolbox e ideatore del festival. "Perché un co-working funzioni non è sufficiente mettere due scrivanie, una accanto all'altra, un po' di colore alle pareti e due fornelli nei paraggi. Bisogna fare in modo che ci sia continuo scambio, che le persone abbiano argomenti in comune di cui parlare, che si incontrino e si confrontino. Che si crei quella cultura condivisa nella quale le persone si sentono sicure di poter mettersi in discussione e collaborare."

@pelatelli

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Commenti 1

Ospite - Mario il 02 04 2013
Ma il DIY...

forza su, chiamiamolo con il suo nome, FAI-DA-TE!! :P

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forza su, chiamiamolo con il suo nome, FAI-DA-TE!! :P
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Sabato, 20 Aprile 2019
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