Sharing economy: dalla proprietà alla condivisione

Condividi su Whatsapp Condividi su Linkedin

In tempi di crisi e di risorse sempre più scarse, si sperimentano nuove forme di economia: quella del riuso, della gratuità, del dono. La chiamano sharing economy, consumo collaborativo, prendendo spunto dal libro “What’s mine is yours” che Rachel Botsman scrisse più di due anni fa. Questa definizione potrebbe sembrare solo un modo per indicare nuove forme di consumismo, ma in realtà descrive bene come il modello economico mondiale si stia spostando dalla proprietà alla condivisione.

Alimentato dalla potenza del web sociale e mobile, la sharing economy sta cambiando il modo in cui le persone interagiscono tra loro, frantumando vincoli e divisioni e aumentando la nostra capacità di collaborare. Il consumo collaborativo offre alle persone i vantaggi della proprietà ma con una significativa riduzione non solo dei costi ma anche dell’impatto ambientale da essi generato, dimostrandosi essere una valida alternativa alle forme tradizionali di acquisto.

Ma di cosa si tratta esattamente? Sono migliaia gli esempi di consumo collaborativo, ho provato a suddividerli in tre categorie:

Condivisione di prodotti

Questo sistema offre la possibilità di acquistare beni come fossero servizi, piuttosto che come prodotti. È il caso, ad esempio, del bike/car sharing: acquistati privatamente, i beni vengono condivisi o affittati peer-to-peer. È un cambio radicale di mentalità in cui non si rinuncia ai vantaggi offerti da un prodotto, semplicemente le persone non sentono il bisogno di possederlo a titolo definitivo.

Redistribuzione

In questo caso l’idea è quella di prolungare la vita alle merci spostandole da luoghi in cui non sono più più necessarie a luoghi in cui invece lo sono. In alcuni casi i prodotti vengono regalati, come su Freecycle e Kashless. In altri, i beni sono scambiati (come su thredUP e Swaptree) o venduti (come eBay e Craigslist). Sono sicuro che alle 4 R del commercio sostenibile (Ridurre, Riutilizzare, Riciclare, Riparare) se ne aggiungerà presto una quinta, quella di Redistribuire.

Stili di vita collaborativi

Persone che hanno stesse esigenze o interessi in comune possono condividere e scambiare beni poco tangibili, come il tempo, lo spazio, le competenze. In genere questi scambi si realizzano a livello locale, come nel caso del co-working in cui le persone condividono gli spazi di lavoro, degli orti urbani e dei giardini condivisi in cui si riqualificano aree urbane abbandonate, o delle banche del tempo in cui gli scambi si realizzano attraverso le ore messe a disposizione e non il denaro.

Questi sono solo alcuni esempi di nuove forme di consumo e collaborazione che molto rapidamente si stanno diffondendo in tutto il mondo. Una tendenza che non possiamo considerare di nicchia, ma che rappresenta il cambio di un paradigma, dalla proprietà all’accesso che, con il tempo, speriamo davvero potrà diventare un nuovo possibile modello di crescita.

Condividi su Whatsapp Condividi su Linkedin
Mediterranea

Olio di oliva e materie prime a km0: come nasce una crema Mediterranea

Schär

Schär Bio, il gluten free biologico che ha contribuito a far nascere una foresta

Miomojo

Le borse vegan tutte italiane realizzate con “pelle di cactus” e scarti delle mele

Misura

In arrivo più di 13mila nuovi alberi in Italia, dai calanchi di Matera all’agricoltura urbana di Milano

Naturale Bio

Tè matcha per restare in forma: come introdurlo nella propria dieta

Orto d’Autore

Come scegliere una marmellata buona e di qualità

Cristalfarma
NaturaleBio
Seguici su Instagram
seguici su Facebook