Non calpestare i fiori nel deserto

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Non calpestare i fiori nel deserto. Pino Daniele scrisse questo fantastico album a metà degli anni’90, con l’intento di raccontare l’amore attraverso atmosfere musicali pop miste a melodie del Maghreb. Il deserto, massa sconfinata di dune e sabbia, ambiente estremo dove l’uomo ha imparato a vivere oltre i suoi limiti, diverrà presto un luogo più ospitale grazie alle energie rinnovabili.

Secondo quanto riportato sul blog di Maria Rita D’Orsogna, la ditta norvegese Sahara Forest Project (SFP) realizzerà in Tunisia un impianto solare da 30 milioni di dollari, che consentirà di trasformare dieci ettari di deserto del Sahara in terreno agricolo.

Come funziona. Attraverso l’impianto solare sarà creata energia elettrica necessaria per attivare un sistema di raccolta delle acque marine che, una volta incanalate all’interno di tubature, saranno confluite in apposite serre per la desalinizzazione. Una volta divenuta potabile, l’acqua sarà impiegata sia per l’irrigazione dei campi sia per gli usi domestici della popolazione, mentre il sale ricavato sarà commercializzato, creando ulteriore valore economico.

Il progetto è ambizioso ma necessario: il 75% del suolo tunisino è occupato dal deserto. Un “pilota” simile è stato già realizzato in Qatar dalla stessa ditta, che ha in progetto di realizzare un altro impianto in Giordania.

Si può fare, dunque. La tecnologia rinnovabile è sempre più la via praticabile per affrontare le sfide del presente proiettate in un futuro molto prossimo, soprattutto alla luce delle problematiche mondiali causate dal Global Warming.

La Tunisia ha intenzione di produrre entro il 2030 il 30% di energia elettrica da fonti rinnovabili. Una chiara strategia energetica, dunque, che ha un triplice effetto: abbattere le emissioni di anidride carbonica in atmosfera, produrre acqua potabile attraverso la desalinizzazione e affrontare la desertificazione trasformando ettari di deserto in oasi agricole.

Se il progetto funzionerà o meno dipenderà dalle condizioni ambientali e dall’uso saggio delle nuove tecnologie, da legare necessariamente alle buone pratiche agricole locali. Nel frattempo, non calpestiamo i fiori nel deserto, perché presto potranno fiorire e portare nuova vita nel desolato ma affascinante deserto del Sahara.

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