L’Uovo di Colombo e la scoperta dell’acqua calda

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Non c’è niente di meglio di una doccia calda per rilassarsi dopo una giornata intensa di impegni. Quante volte abbiamo sentito o pensato ciò?

Stanchi, magari di cattivo umore o, semplicemente, con i pensieri che girano a mille nella testa, ci rifugiamo nella nostra intimità ritagliando un piccolo lembo di tempo da dedicare a noi stessi. L’acqua calda rilassa il corpo e rigenera la mente, ci catapulta per pochi istanti in una dimensione ovattata e lontano dal tran-tran giornaliero, dando nuova linfa cui attingere.

Ma l’acqua calda serve anche per cuocere gli alimenti, lavare vestiti o stoviglie, riscaldare i termosifoni: è un elemento cui difficilmente possiamo e vogliamo fare a meno. È così naturale aprire il rubinetto e vederla scorrere che quando manca entriamo in panico. Accendere l’interruttore della caldaia a metano o sostituire la bombola del gas sono diventati gesti così consuetudinari che, difficilmente, ci chiediamo da dove provenga la fonte energetica che ci consente di riscaldare l’acqua per la pasta.

L’Italia è un paese con poche risorse primarie, che deve importare dall’estero. Eppure, una fonte energetica gratuita, pulita e a portata di mano è proprio sulla testa di tutti gli italiani: il sole. Il Belpaese ha il vantaggio di godere una posizione geografica che consente un irradiamento solare favorevole all’impiego del solare termico. È la scoperta dell’acqua calda nel “paese del sole”.

Nonostante ciò, Germania e Austria favoriscono appieno questa tecnologia, noi italiani, invece, sfruttiamo il sole per un altro importante quanto vitale uso: la tintarella. Ironia a parte, un impianto solare termico è una buona soluzione da affiancare alla caldaia a gas, perché garantisce sia il risparmio energetico, dato che favorisce un minor consumo del combustibile, sia il risparmio economico, come logica conseguenza.

In tempi di crisi economica, però, fare i conti alle già disastrate tasche degli italiani sarebbe fuori luogo; anche in questo caso la soluzione è a portata di mano: il fai-da-te. Spulciando sul web oppure su youtube è facile trovare decine di filmati o corsi di formazione su come costruire un impianto solare termico domestico, riutilizzando materiali destinati alla discarica, con grande beneficio per l’ambiente e alla faccia del consumismo. Ragionando un solo attimo, il solare termico è il classico uovo di Colombo che, supportato da un’opportuna legislazione e da una seria campagna di comunicazione sui benefici sia per l’ambiente che per il portafoglio, contribuirebbe di non poco non solo all’abbattimento della CO², ma favorirebbe anche l’indotto industriale, con nuovi posti di lavoro in tempi di recessione economica. Scusate se è poco.

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